Inquinamento Pfas, tribunale rinvia udienza per unificare i processi

Udienza rinviata al 30 novembre del primo procedimento che vede coinvolti i vertici della Miteni di Trissino, alcuni dei quali potrebbero essere rinviati a giudizio per gli stessi reati in altri processi

(Foto di repertorio)

Ieri, 12 ottobre, è ripreso davanti al giudice per l'udienza preliminare di Vicenza il ribattezzato «processo Pfas», che vede tredici imputati accusati di disastro ambientale. E tra questi imputati ci sono i vertici della Miteni, l'azienda vicentina di Trissino che si presume sia stata la principale responsabile dell'inquinamento delle acque venete con sostanze Pfas.

L'esito dell'udienza di ieri è stato un rinvio, chiesto e ottenuto dai pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner. Il rinvio è stato richiesto per mettere di unificare questo processo con un secondo procedimento, in cui sono perseguiti gli stessi reati, commessi però dal 2013 al 2017 e quindi successivi ai reati su cui si è indagato nel «processo Pfas». Nel secondo procedimento sarebbero otto gli imputati, di cui sei già imputati nel primo procedimento, e per loro sarebbe in arrivo il rinvio a giudizio da parte della Procura.

Nonostante l'opposizione di due difensori, il giudice Roberto Venditti ha accolto la richiesta di rinvio, aggiornando tutti alle 10 del 30 novembre. Una decisione che ha soddisfatto l'avvocato Fabio Pinelli, scelto come legale rappresentante dalla Regione Veneto, la quale si è costituita parte civile nel processo. «L'impostazione mi sembra condivisibile perché è certamente più opportuna, anche per la Regione Veneto, la trattazione unitaria di tutte le vicende Pfas anziché uno spezzettamento dei vari procedimenti, che per esperienza rende più complesso l'accertamento», ha commentato Pinelli. Soddisfatte anche le quattro società idriche (Acque del Chiampo, Acque Veronesi, Viacqua e Acquevenete) che stanno lavorando per riportare acqua pulita ai territori contaminati delle province di Vicenza, Verona e Padova. E queste ultime sono soddisfatte anche perché nel secondo processo la Procura ha applicato le nuove norme sui delitti ambientali, che prevedono la sanzione accessoria del ripristino ambientale. «Si tratta di un’intuizione dell'avvocato Marco Tonellotto, uno dei legali che tutelano i nostri interessi», hanno fatto sapere le quattro società idriche.

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