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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca Legnago / Via Carlo Gianella

Pfas, uniti in un processo i due filoni. Chiesto di procedere contro i 15 indagati

Nel primo procedimenti le accuse erano di avvelenamento di acque e disastro innominato aggravato, nel secondo il reato ipotizzato era inquinamento ambientale

Ieri, 22 marzo, si è svolta nel tribunale di Vicenza un nuova udienza preliminare del processo Pfas ed è stato fatto un nuovo passo avanti. Il giudice Roberto Venditti ha deciso di riunire i due procedimenti penali per inquinamento provocato dall'azienda Miteni di Trissino. Inquinamento che ha riguardato territori comunali vicentini, ma anche veronesi e padovani. E subito dopo l'unificazione dei processi, i pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner hanno chiesto di procedere contro tutti e quindici gli indagati. La prossima udienza si terrà il 13 aprile alle 10 e la parola passerà alle difese.

LE ACCUSE

Nel primo procedimento sono tredici gli indagati, tra cui i manager della Miteni ma anche figure apicali della Mitsubishi Corporation e della Icig, società lussemburghese che di diritto ha controllato l'azienda trissinese prima del fallimento. I reati contestati sono avvelenamento di acque e disastro innominato aggravato, perché se fossero intervenuti efficacemente avrebbero consentito di mettere al sicuro l'azienda ed il territorio circostante. Inoltre, avrebbero nascosto elementi utili a contenere l'inquinamento. Secondo l’accusa gli imputati avrebbero inquinato sapendo di farlo, senza adottare contromisure né avvisare gli enti preposti, nonostante «l'alterazione anche visiva del sottosuolo» ed il continuo «sforamento dei valori tollerati». I reati contestati si sarebbero protratti sino al 2013.
Il secondo procedimento riguarda otto persone (sei delle quali già coinvolte nel primo procedimento) più la società fallita Miteni, considerata responsabile per non essersi dotata di un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quelli realizzati nel suo interesse e vantaggio. In questo caso si parla di inquinamento ambientale, per aver immesso nella falda sottostante al sito aziendale sostanze nocive che si sono propagate in aree anche di 75 chilometri quadrati. I reati contestati vanno dal 2013 al 2018.

LE PARTI CIVILI

Tra le parti civili costituite nel processo, oltre alla Regione Veneto, ci sono le società idriche Acque del Chiampo, Acquevenete, Acque Veronesi e Viacqua, le quali sono rappresentate dagli avvocati Marco Tonellotto, Vittore d'Acquarone e Angelo Merlin. Per i legali, l'unificazione dei due processi Pfas è un passaggio importante, che porterà a definire il quadro delle responsabilità dell'inquinamento cui le società idriche hanno fatto fronte fin dal primo momento. Gli avvocati, nella loro discussione, hanno sottolineato i «gravi comportamenti omissivi reiterati giorno dopo giorno» da parte dei manager imputati nel primo processo e «l'assenza di prevenzione» per quanto riguarda le accuse mosse nel seconfo processo. «L'inquinamento non è mai stato interdetto - hanno sottolineato Tonellotto, Merlin e D'Acquarone - Inoltre, è stata messa in atto una dissimulazione del danno».

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