Cronaca Centro storico / Corte Giorgio Zanconati, 1

Processo sulla strage del bus ungherese, i familiari delle vittime: «Tempi lunghi»

Alberto Pallotti, presidente dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada che si è costituita parte civile: «Mi auguro che si possa procedere a vele spiegate»

Bus ungherese dopo l'incidente e l'incendio

Lunedì scorso, 17 maggio, nel tribunale di Verona ha avuto luogo l'udienza rinviata nei mesi scorsi del processo sulla strage del bus ungherese avvenuta nel gennaio 2017 nel tratto veronese dell'autostrada A4.
L'incidente si verificò all'altezza di San Martino Buon Albergo. Un autobus, che trasportava accompagnatori e studenti di un liceo di Budapest di ritorno da una gita scolastica, si schiantò contro un pilone dell'autostrada e prese fuoco. Le vittime furono 17, a cui si aggiunse ad un anno di distanza un professore che riuscì a salvare dalle fiamme alcuni studenti, ma non i suoi figli.

Per quell'evento è stato condannato nel giugno 2020 l'autista del veicolo, ma la vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa. È ancora in sospeso il giudizio per cinque tecnici accusati di omicidio stradale. A vario titolo, questi tecnici erano responsabili della sicurezza nel tratto autostradale in cui è capitato l'incidente. Secondo l'accusa, infatti, se ci fossero state protezioni adeguate, l'entità del sinistro sarebbe stata inferiore ed inferiore sarebbe stato anche il conto delle vittime.
Dell'udienza di lunedì scorso ha parlato l'avvocato Davide Tirozzi, legale rappresentante dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (Aifvs) che si è costituita parte civile: «Sono state rigettate le eccezioni preliminari di nullità sul capo d'imputazione, pertanto si partirà con l'ascolto delle versioni dei testimoni. Il giudice ha calendarizzato le udienze. Noi continuiamo a combattere per difendere le parti offese».
Mentre il presidente Di Aifvs Alberto Pallotti si è soffermato sul ruolo di sostegno della sua associazione per i familiari della vittime: «Siamo sempre presenti al loro fianco. Anche in questa occasione abbiamo contribuito alla ricostruzione della verità. Per la prima volta in Italia, l'associazione ha partecipato alle indagini ed il teste da noi proposto, il perito Alessio Maritati, sarà chiamato a testimoniare. Siamo preoccupati per le tempistiche decisamente lunghe. Sono passati ormai 4 anni e mezzo e, praticamente, è iniziato adesso il vero processo. Mi auguro che si possa procedere a vele spiegate. Le famiglie aspettano giustizia, ci sono 10 persone a rappresentare le parti offese. Ognuna di loro giunge qui ad ogni udienza direttamente dall’Ungheria e sono in gran numero. Il loro viaggio è massacrante, ma vengono ad onorare, con la loro presenza, la memoria dei loro ragazzi, alla ricerca di una verità che non è emersa. Per ascoltare tutti i testi, ci vorrà del tempo; inoltre, esistono le differenze linguistiche e bisognerà far fronte alle assenze. Mi auguro che il giudice intenda ricalendarizzare il procedimento con scadenze brevi per arrivare presto alla giustizia».
E il malcontento è stato sintetizzato da due familiari, Szendrei Endre e Marton Laszlo: «Ancora una volta dobbiamo attendere diversi mesi, ovvero il prossimo ottobre, per fare un piccolo passo verso le giustizie dei nostri familiari. Non conosciamo i tempi. Eppure il pilastro è, paradossalmente, ancora lì. Siamo davvero sconcertati, ogni volta che lo vediamo è come se vedessimo scorrerci ancora il sangue dei nostri cari scomparsi. Potrebbe mietere vittime nell'indifferenza generale delle istituzioni».

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