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Primario di Pneumologia a Verona Micheletto: «Le misure prese ad oggi non sono servite»

L'appello ai cittadini del dott. Claudio Micheletto, primario Pneumologia: «La maggior parte dei nostri pazienti sono over 75 e già stanno a casa, eppure il virus arriva da loro, il mio messaggio è proprio per i familiari: abbiate grande attenzione nei riguardi dei vostri parenti»

Si parla di Veneto come di un "caso" e lo si fa sempre più spesso anche a livello nazionale, ma in questa seconda ondata della pandemia da coronavirus, il "caso Veneto" è fonte di preoccupazione e non più di ammirazione. Numeri alla mano, i dati dei positivi, dei ricoveri negli ospedali e dei decessi, raccontano di una Regione che oggi attraversa un momento molto complesso. Nessuno può mettere in dubbio l'eccellenza della sanità veneta, ma una delle tesi avanzate ormai da più fronti è che, forse, proprio la capacità elevata di resilienza dei suoi ospedali abbia consentito al Veneto di restare in zona gialla e, dunque, avere meno restrizioni, ma al contempo favorendo inevitabilmente la circolazione del virus.

Sono tutti concetti emersi anche questa mattina, mercoledì 16 dicembre, in diretta televisiva su La7 durante la trasmissione L'aria che tira, dove tra i vari ospiti vi erano anche l'infettivologo Matteo Bassetti ed il primario di Pneumologia all'ospedale di Verona, il dott. Claudio Micheletto. Una prima interessante considerazione è stata fatta proprio dall'infettivologo dell'ospedale di Genova, dott. Bassetti: «Il sistema dei colori e varie zone di rischio, - ha spiegato il dott. Bassetti - dovrebbe riguardare non tanto le Regioni, ma in alcuni casi anche le province o i singoli Comuni. In Veneto ci sono delle province che stanno peggio di altre e dovrebbero essere chiuse».

Inevitabile, a tal riguardo, pensare proprio alla provincia di Verona che, tra le varie del Veneto, è senza ombra di dubbio quella messa peggio, se non altro in termini di decessi (ieri sera giunti a 1.303 quelli complessivi da inizio pandemia). L'ipotesi dell'infettivologo Bassetti sarebbe insomma quella di una potenziale "chiusura" molto più chirurgica e dettagliata anche all'interno di una stessa Regione, dunque localizzandola in una provincia specifica o, addirittura, in un singolo Comune. Tutte cose che, a ben guardare, stando alla normativa vigente fissata dal Dpcm già si potrebbero attuare, ma il tema delle restrizioni è di certo il più scomodo possibile politicamente parlando. Eppure, a richiamare la necessità di nuove e differenti restrizioni, non è stato solo l'infettivologo Bassetti, bensì anche chi la situazione negli ospedali veronesi si presume la conosca molto bene, poiché la vive quotidianamente.

Ad intervenire in diretta tv su La7 è stato infatti anche il primario di Pneumologia a Verona Claudio Micheletto: «Dai noi c'è stata un'impennata a partire dalla metà di ottobre, - ha spiegato il dott. Micheletto - ma ancora oggi nei nostri ospedali a Verona vediamo che siamo in crescita pur ormai a due mesi di distanza. Non vediamo la sperata discesa. Solo in azienda ospedaliera a Verona abbiamo avuto 260 pazienti Covid ricoverati, questo per dire che vi è stata una grande risposta in termini di sistema sanitario». Lo stesso primario di Pneumologia dott. Claudio Micheletto ha poi aggiunto: «È chiaro che le misure ad oggi prese non sono servite, serve qualche cosa d'altro».

Il dott. Micheletto ha inoltre risollevato un tema assai importante e, purtroppo, mai veramente preso in considerazione in Italia, vale a dire quello della necessità di proteggere la "popolazione anziana" con grande attenzione: «Io continuo ad avere più della metà dei pazienti che sono over 75 e con pluripatologie, - ha spiegato il dott. Claudio Micheletto - e quindi è vero che non è stata fatta sufficiente protezione. Probabilmente anche dagli stessi familiari, nel senso che in realtà la maggior parte di questi pazienti non escono di casa, ciò significa che il messaggio che continuiamo a mandare di prestare grande attenzione ai propri parenti, purtroppo credo sia passato solo in minima parte. Oggi noi ci approssimiamo alle feste e ai ritrovi di Natale, - ha aggiunto il dott. Claudio Micheletto - io voglio solo ricordare a tutti che la maggior parte dei nostri pazienti stanno a casa e non vanno fuori, eppure il virus arriva da loro e, quindi, il primo messaggio è proprio per i familiari: abbiate grandissima attenzione nei riguardi dei vostri parenti». Sul tema della possibile terza ondata, il dott. Claudio Micheletto è stato assai chiaro: «Sento parlare di terza ondata, ma per noi qui a Verona non è ancora finita la seconda».

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