Fondazione Arena. Presidio del Comitato Opera Nostra per il corpo di ballo

Oggi, 1 giugno, alle 14.30 davanti alla sede dell'ente in via Roma, mobilitazione per chiedere modifiche al piano di tagli pensato dal commissario Carlo Fuortes

Continuano le trattative tra il comissario della Fondazione Arena Carlo Fuortes e le rappresentanze sindacali. L'obiettivo è trovare un accordo che permetta di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2016, così da poter accedere ai finanziamenti della legge Bray in grado di coprire il debito dell'ente lirico veronese

Ma per raggiungere l'obiettivo Fuortes ha predisposto un piano di tagli a molti indigesto. Il peggiore tra i sacrifici proposti è quello del corpo di ballo, che verrebbe chiuso. Per difendere il corpo di ballo della Fondazione Arena, il Comitato Opera Nostra ha invitato tutti a partecipare ad un presidio davanti alla sede della Fondazione Arena in via Roma, a partire dalle ore 14.30 di oggi, 1 giugno. "La chiusura del Corpo di ballo - scrive il comitato - costerebbe tra trattamenti di fine rapporto e incentivi all’esodo più del suo mantenimento. Ricordiamo che il balletto (come sa bene Fuortes) può essere una fondamentale risorsa di rilancio e che sarebbe paradossale spendere ulteriori danari per sostituirlo con ballerini precari che non garantirebbero la stessa professionalità".

Il Comitato Opera Nostra ha pronte una serie di proposte per il commissario Fuortes "caratterizzate dal fatto che il costo del lavoro va preso in considerazione solo come extrema ratio - fa sapere il comitato - Il corpo di ballo va mantenuto, inserendolo in un circuito con altre fondazioni del triveneto. Servono campagne di sensibilizzazione per l’utilizzo dell’Art Bonus, finalizzato a progetti inerenti la danza, che prevede donazioni con sconti fiscali. I costi della dirigenza sono da ridurre e non si possono liquidare con la parola razionalizzazione. Serve un rilancio della produzione artistica, inserendo anche nuove produzioni, per alzare l’offerta artistica e attirare più pubblico. Il monopolio di Unicredit nella gestione della biglietteria è da interrompere per tornare ad una modalità più capillare. E infine cedere al Comune i costi legati al Museo Amo che esula completamente dalle competenze di una Fondazione lirico-sinfonica".

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