Profughi, sindaci e Sprar. La Prefettura vuole sapere chi vuole accogliere

Ai comuni che aderiranno allo Sprar sarà applicato un tetto di 3 rifugiati ogni 1000 abitanti, ma anche chi non aderirà potrà vedersi imposta l'accoglienza

Lunedì 23, martedì 24, mercoledì 25 gennaio. Ieri, oggi, domani. Tre giorni in cui il prefetto di Verona Salvatore Mulas ha in programma incontri con tutti i sindaci della provincia di Verona. L'argomento è l'adesione allo Sprar, il sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati, finora formalizzata solo dal Comune di Verona.

Ai comuni che aderiranno allo Sprar sarà applicato un tetto di 3 rifugiati ogni 1000 abitanti, ma ci significherà anche una presa in carico diretta dell'accoglienza da parte delle singole amministrazioni, cui sarà chiesta anche una minima partecipazione economica. Per alcuni comuni questo significherà ospitare meno profughi, ma anche sollevare la Prefettura dagli oneri della loro gestione.

I comuni che invece non aderiranno allo Sprar non saranno comunque esentati. La Prefettura potrebbe infatti trovare nei loro territori delle strutture in cui alloggiare i richiedenti asilo, se gli spazi nei comuni aderenti allo Sprar non saranno sufficienti ad accoglierli tutti.

Gli incontri quindi andranno avanti anche domani, alcuni comuni hanno anticipato che diranno Sì allo Sprar, altri invece continueranno a chiamarsene fuori. E per quelli che vorrebbero aderire, ma non hanno strutture idonee all'accoglienza c'è la possibilità di consorziarsi insieme ad altre amministrazioni, strada che alcuni stanno già pensando di percorrere.

"Finalmente qualcosa si muove sul fronte dell’accoglienza - è il commento di Luigi Ugoli ed Eugenio Bertolotti, consiglieri comunali veronesi del PD - Grazie all’azione del Prefetto e alla possibilità per i comuni di consorziarsi, qualche sindaco comincia a capire che redistribuire i richiedenti asilo sul territorio è un bene per tutti. Per disinnescare pentole a pressione come Costagrande è però necessario che tutti i comuni facciano la propria parte, a partire da quello del capoluogo che è ancora lontano dalla propria quota di accoglienza Sprar". A Verona, infatti, si trovano attualmente circa 600 profughi, mentre il limite del 3 per 1000 per il Comune capoluogo è di circa 775 profughi.

"È auspicabile dunque che anche Verona cresca gradualmente e cominci, anche sulla base dell’esperienza maturata finora, a predisporre i bandi per l’assegnazione dei nuovi incarichi ad associazioni e cooperative - aggiungono Ugoli e Bertolotto - Questo non significa che ce li dobbiamo tenere a vita. Occorre lavorare affinché le procedure per il vaglio delle domande di asilo siano più celeri e perché il rimpatrio di chi non ha diritto sia altrettanto rapido e certo".

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