Lupi, 198 predazioni in Veneto nel 2019. La Lessinia è l'area più colpita

E la giunta regionale ha portato a 250mila euro il fondo per la prevenzione e l'indennizzo dei danni causati dagli attacchi dei grandi predatori

(Foto di repertorio)

La giunta regionale del Veneto ha rifinanziato con 250mila euro il fondo per la prevenzione e l'indennizzo di danni causati dagli attacchi dei grandi predatori come lupi e orsi. Accolta, quindi, la proposta dell'assessore all'agricoltura Giuseppe Pan di aumentare di 50mila euro il fondo per quest'anno in modo da integrare le risorse stanziate dal programma di sviluppo rurale per gli interventi di prevenzione: recinti elettrificati, dissuasori acustici e dissuasori ottici.
Alla pubblicazione della delibera nel Bollettino ufficiale della Regione viene allegato il report sulla presenza dei grandi carnivori in Veneto e sull'attività di prevenzione e indennizzo condotta nel 2019.

L'anno scorso, le predazioni accertate da parte di lupi singoli o in branco sono state 198, due in più rispetto all'anno precedente. I lupi, presenti ormai in quattro province venete (Verona, Vicenza, Belluno e Treviso), hanno attaccato 159 aziende e causato la morte di 425 capi, il ferimento di 55 capi e la dispersione di 302 animali, tra bovini, ovini e caprini, asini e cavalli.
I territori dove le predazioni sono state più consistenti sono la Lessinia, dove tra maggio e metà giugno si è concentrato il numero più consistente nel Veronese di capi uccisi o dispersi, e il Vicentino, con l’Altopiano di Asiago: qui, in particolare, le statistiche dei capi uccisi registrano una impennata anomala (266 a fronte dei 173 del 2018), a causa di quanto avvenuto l'1 agosto scorso a Malga Campocavallo, quando un unico attacco predatorio del branco ha causato la perdita di 75 pecore e capre, rimaste imprigionate tra i tronchi abbattuti dal maltempo. «Al netto di quell'episodio difficilmente prevenibile - ha commentato l'assessore Pan - il numero di capi predati nel 2019 risulta inferiore del 10% rispetto ai 450 capi del 2018, sebbene nel frattempo sia aumentato il numero di branchi nelle aree alpine e prealpine del Veneto. Il calo delle predazioni interrompe un trend che appariva in costante crescita dal 2012 e dimostra che gli interventi di prevenzione e difesa messi in campo dalla Regione, grazie alla collaborazione delle associazioni e delle istituzioni locali e al supporto di esperti e del mondo accademico, stanno iniziando a mitigare l’impatto del grande predatore. Resta tuttavia aperto il problema della convivenza tra il lupo, ormai presente con una dozzina di branchi, e aree fortemente vocate alla pastorizia e soprattutto all’allevamento bovino come la Lessinia, l'Altopiano di Asiago, il Grappa, o i pascoli della Valbelluna. Ma solo un piano di gestione nazionale potrà consentire di affrontare organicamente il problema, visto che il lupo è specie protetta».

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Gli interventi messi in atto dalla Regione nei confronti degli allevatori non si limitano al fondo regionale per gli indennizzi dei danni diretti e indiretti (la cui disponibilità risarcitoria è salita dai 40mila euro del 2016 ai 400mila euro del biennio 2019-2020). «Dal 2016 ad oggi, la Regione Veneto ha stanziato oltre un milione di euro - conclude Pan - per finanziare 432 interventi di prevenzione e messa in sicurezza nelle malghe e nelle aziende zootecniche, fornendo cani maremmani, recinti elettrificati, dispositivi di dissuasione e la consulenza di tecnici, sia per la corretta installazione e il controllo dei dispositivi, sia per la corretta presentazione della domande di indennizzo. Indennizzi che la Regione liquida con una tempistica sempre più celere: il tempo medio nel 2019 è stato di 114 giorni, ma quando l'istanza è correttamente compilata riusciamo a pagare entro due mesi».

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