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Vini e Docg, Popolo della Famiglia: "La politica intervenga con investimenti"

L'esponente Lorenzo Damiano chiede di tutelare e rilanciare la denominazione. Intanto il Consorzio della Valpolicella esulta per una sentenza contro la società consortile "Famiglie dell'Amarone d'Arte"

L'economia legata al vino è sempre più importante in Veneto, tanto da interessare la politica e la magistratura. Il Consorzio per la tutela dei vini della Valpolicella ha così la sentenza dello scorso 24 ottobre con cui il tribunale di Venezia ha accolto tutte le istanze del Consorzio contro la società consortile "Famiglie dell'Amarone d'Arte".

Dopo oltre due anni - ha spiegato il consiglio di amministrazione del Consorzio - siamo soddisfatti dell’esito positivo di questa sentenza. Si tratta di una grande affermazione del territorio e della denominazione, che deve essere al centro del sistema di tutela promozione e valorizzazione dei vini di qualità. È un risultato importante anche perché la sentenza è destinata a fare giurisprudenza all’interno del settore vitivinicolo.

Il tribunale ha ordinato alle Famiglie dell'Amarone d'Arte di rimuovere dalla denominazione sociale qualsiasi riferimento totale o parziale al D.O.C.G. Amarone della Valpolicella, inclusa la parola Amarone. Nella sentenza si accerta inoltre la nullità del relativo marchio italiano e quindi se ne vieta l'uso, ordinando anche la rimozione dalle bottiglie di vino.

Ma la tutela della Docg non è stata chiesta solo alla magistratura. Lorenzo Damiano, esponente del Popolo della Famiglia di Conegliano chiede uno sforzo anche alla politica.

Occorrono investimenti istituzionali, dalla Regione ai consorzi, e l’intervento anche di istituzioni forti come la Coldiretti per salvaguardare il prodotto e dare la possibilità ai produttori di lanciarlo nel mondo - scrive Damiano - O si fa una politica di grande comunicazione ovunque per rilanciare la Docg, che deve essere venduto almeno a 6 euro a bottiglia, oppure c’è il rischio, nel giro di qualche anno, che la stessa Docg scompaia. I prezzi del mercato, dettati da alcune cantine sociali, tagliano le gambe ai produttori.

E Damiano non si riferisce solo all'area del Prosecco ma anche a quelle veronesi come la Valpolicella.

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