Cronaca Borgo Trento / Via IV Novembre

Picchia brutalmente la compagna e trascura i figli: padre di famiglia in carcere

Quando la centrale operativa del 112 ha ricevuto la richiesta di aiuto della donna, una pattuglia si è immediatamente portata sul posto, dove sentiva le urla dell'uomo provenire dall'abitazione insieme ai lamenti della vittima

Nella giornata di giovedì 8 ottobre, una pattuglia dei carabinieri del Norm di Verona è intervenuta in seguito ad una richiesta giunta al 112, nella quale la donna dall'altra parte della cornetta affermava di essere stata picchiata violentemente dal suo convivente al termine di una lite famigliare. Giunti sul posto, i militari riuscivano a sentire urla maschili che provenivano dall'interno dell'abitazione, miste al lamento di una donna che chiedeva aiuto piangendo. Dopo aver suonato con insistenza il campanello, un uomo di colore ha aperto la porta ai militari: piuttosto nervoso, con l'alito che sapeva da vino, gli occhi arrossati e sudato, ha chiesto loro cosa volessero. Gli uomini dell'Arma allora lo hanno fatto calmare e sono entrati in casa, dove hanno trovato una donna di colore per terra sulle ginocchia, come si volesse rifugiare tra la parete del soggiorno e il divano. In lacrime ed emotivamente molto scossa, questa portava ancora i segni degli schiaffi e delle percorsse ricevute sul viso, e chiedeva ai militari di portare via l'uomo che la picchiava quasi quotidianamente. Il convivente allora, come se nulla fosse successo, ha indossato una maglietta dicendo di doversi recare al lavoro, aggiungendo anche che la donna era matta. Ma i carabinieri non si sono ovviamente fatti convincere e hanno accompagnato entrambi in caserma per comprendere cosa fosse successo. 

Dal racconto emerso è venuto fuori che si tratta di una coppia di nigeriani, lui B.A.U. operaio del 1969, le casalinga del 1975, che convivono dal 2007 con quattro figli, l'ultima dei quali venuta al mondo nel 2013. La loro relazione sarebbe sempre stata segnata dal comportamento violento e aggressivo dell'uomo nei confronti della compagna, che dal 2012 in poi sarebbe anche diventato molto manesco. È stata la donna stessa infatti ad ammettere che il convivente non perderebbe occasione per picchiarla, salvo poi minacciarla di morte o di toglierle i bambini se si fosse rivolta alle forze dell'ordine per denunciarlo. B.A.U. inoltre, pur essendo il padre dei 4 figli, avrebbe da tempo accantonato i propri sentimenti per la donna: molto spesso infatti dormirebbe fuori, rientrando solo alle prime luci dell'alba, ubriaco e quindi ancora più voglioso di alzare le mani. Basta poco infatti per far scattare in lui la violenza, anche solo il non trovare pronto in tavola o sorprendere la compagna al telefono con un'amica. Il suo stipendio da operaio che si guadagna presso l'Aia di San Martino Buon Albergo inoltre, il 46enne lo spenderebbe in buona parte per una nuova compagna, facendo così mancare in casa anche i beni di prima necessità per i bambini e tenendo in pugno la 40enne in virtù del fatto che lei non ha un lavoro e quindi un'entrata. Quest'ultima pur di raccattare su qualche soldo, visto che il convivente non le dava un centesimo, era costretta a rivolgersi al sacerdote della parrocchia, il quale una volta al mese le donava dei generi alimentari. Persino le rette scolastiche dei bambini più grandi venivano pagate solo tramite l'intervento di un assistente sociale del comune di Verona. 
Tra un'aggressione e l'altra, la donna è comunque riuscita a farsi coraggio, come accaduto poco tempo fa, e a denunciare il 46enne per le sue azioni, dopo essere persino stata costretta a dover ricorrere alle cure ospedaliere per le ferite subite. 
Nel mese di dicembre 2013 inoltre, B.A.U. era già stato arrestato dai carabinieri per maltrattamenti, percosse e sequestro di persona, e rinchiuso in carcere a Montorio. Nell'occasione, aveva picchiato selvaggiamente la donna e anche la figlioletta primogenita minore in presenza di tutto il nucleo familiare, dopodiché aveva chiuso in casa compagna e figli dopo averli privati del cellulare per evitare che potessero chiedere aiuto a polizia o carabinieri. Solo aprendo una finestra della camere e urlando in direzione della strada, la convivente era riuscita ad attirare l'attenzione dei passanti e ad uscire da quella situazione. Dopo le denunce e trascorso un periodo in galera, l'uomo era poi tronato a casa, chiedendo di poter tornare a vivere con loro. Pur non essendo d'accordo, la compagna alla fine ha acconsentito, ma solo perché il nigeriano non lasciava pace, picchiandola e minacciandola: era persino riuscito a farle ritirare una delle precedenti denunce. 
Da allora quindi, la vittima è stata costretta a subire torture fisiche e psicologiche fino ad oggi: terrorizzata ogni qual volta l'uomo tornava a casa, non poteva scappare perché non aveva un altro posto per lei e i quattro figli. Il compagno le impediva anche di vedere il fratello che abita a Verona, dicendo che se li avesse visti assieme li avrebbe ammazzati entrambi. 

Ma tornando ai fatti dei nostri giorni, la vicenda, stando a quanto riportato dai carabinieri, sarebbe andata così. Giovedì scorso, dopo aver accompagnato i figli a scuola, la donna è rientrata in casa trovando B.A.U.. Senza dire nulla o chiedergli dove avesse trascorso la notte, ha acceso la tv, ma lui all'improvviso, come una furia l'ha aggredita inzialmente a parole per far si che spegnesse il televisore, dal momento che consumava energia elettrica che solo lui pagava, dopodiché ha strappato via i fili dell'antenna passando alle maniere forti. L'ha afferrata per i capelli colpendola sulla tempia sinistra con un pugno: in quel momento la povera vittima si è sentita venir meno, perdendo l'equilibrio e cadendo a terra. Ma il 46enne non ha avuto la minima compassione ed ha iniziato a trascinarla per la stanza tirandola sempre per i capelli. Poi ha iniziato a percuoterla con calci e pugni sulla testa e sulle gambe, facendole temere che l'avrebbe uccisa. Semicosciente, a terra e completamente indifesa, lo supplicava di smettere ma lui invece ha proseguito nella sua azione violenta. Alla donna non è rimasto che cercare scampo rannicchiandosi e cercando di limitare i danni. Poi, dopo qualche minuto, la 40enne è riuscita a liberarsi dalla presa del suo aguzzino e ad allontanarsi dal soggiorno: in quel lasso di tempo è riuscita ad avvisare il 112 con il proprio telefono cellulare. 
Non appena capito che rischiava di tornare in galera, il 46enne si è rivestito in fretta per uscire di casa e non farsi trovare dalla pattuglia, ma colto ancora una volta dall'ira, si è scagliato nuovamente contro la compagna, che per paura si è rifuguata in ginocchio tra la parete ed il soggiorno, dove poi l'hanno trovata i militari accorsi sul posto. 
Tutta questa confusionaria e di assurda scena violenza, si è svolta nell'abitazione dove c'era anche la figlia più piccola, di 2 anni, che stava dormendo nel suo letto. La donna infatti avrebbe dichiarato di aver avuto paura per la sua incolumità ma anche per quella della bimba, temendo che il compagno se la prendesse anche con lei nel suo raptus di follia. Il suo racconto poi è proseguito con la supplica nei confronti dei militari per portare in carcere per sempre il 46enne, definendo l'ultima aggressione come la più violenta che avesse mai subito, al punto che credeva di essere ammazzata. 

La vittima è stata poi trasportata al Pronto Soccorso dell'ospedale di Borgo Trento, dove è stata visitata dai medici che hanno giudicato le ferite guaribili con una prognosi di 25 giorni. 
Arrestato per il reato di maltrattamente in famiglia, B.A.U. ha visto il giudice convalidare il suo arresto e disporre per lui la misura cautelare della custodia in carcere in attesa dell'udienza. 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Picchia brutalmente la compagna e trascura i figli: padre di famiglia in carcere

VeronaSera è in caricamento