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Piazze o cortili? Gli avvenimenti stiano ai loro posti

Piazze o cortili? Gli avvenimenti stiano ai loro posti

Piazze o cortili? Gli avvenimenti stiano ai loro posti

I luoghi di ritrovo della citt sono spesso "invasi" da eventi che ne limitano l'uso ai cittadini

La piazza è il luogo che unisce le strade e quindi le persone che vi circolano; è il luogo pubblico principale della città, dove si incontrano le persone e si realizzano colloqui liberi o appuntamenti, scambi e commerci, tutti alla luce del sole, dove c’è il mercato, dove tutti possono circolare senza limiti, dove si realizza la libertà, l’agorà. Il cortile invece è un luogo privato, protetto, dove non tutti possono intevenire liberamente, ma devono avere un permesso, subire un filtro, che corrisponde proprio alla privatezza del luogo e della circostanza, e il cortile si contrappone proprio alla piazza ed alla sua libertà.

Il mercato libero che si invoca come soluzione dei problemi è proprio quello della piazza, dove tutti possono intervenire, dove tutto si vede e si controlla, e la libertà degli interventi di chiunque determina l’andamento naturale delle cose e dei prezzi, il libero circolare delle merci e del denaro. Ma troppo spesso le piazze vengono confuse con i cortili, le piazze vengono chiuse, non possono più circolare tutti quando vogliono e come vogliono, come persone umane in quanto tali, senza differenze di alcun genere; e si realizza così un finto mercato, con giochi e commerci guidati, con l’ammissione solo di alcuni, di privilegiati, una finta libertà.

È quanto succede anche nel piccolo di una piazza cittadina, la piazza centrale, dove si limita in qualche circostanza (troppo spesso) l’accesso dei cittadini per eventi particolari, a pagamento o su invito, quasi sempre per celebrare qualche festa o qualche fasto, per regalare gratifiche ad amici o sostenitori, ai clienti. E si trova piazza Bra chiusa, ed anche piazza Erbe ora, per concerti, per sfilate, per cortei, per cene, in occasione dei quali non valgono più le regole ordinarie fissate per i cittadini e per i passanti; e le autovetture private parcheggiano dove è assolutamente vietato, il permesso corrisponde ad amicizia o appartenenza, o a volte a semplice prevaricazione, si trovano camion, sorgono palchi, si propongono rappresentazioni, con rumori assordanti, spaventosi, che disturbano il circondario fino a centinaia di metri, infrangendo i diritti di tutti e trasformando la piazza in cortile.


Così non va. Gli spettacoli hanno le loro sedi, il nostro anfiteatro Arena (senza amplificazioni) non invade la piazza, non spande rumore, non infrange lo spazio pubblico; ci sono altre sedi per gli spettacoli, spazi chiusi, cortili, c’è lo stadio o il Palazzetto dello sport, i nuovi luoghi dello spettacolo. La piazza deve rimanere il luogo di tutti, pubblico, senza distinzioni di genere di razza di etnia di fede eccetera, il luogo pubblico per eccellenza, l’agorà, il mercato, dove passano i cittadini e gli ospiti, ricchi o poveri, senza pagare niente per l’accesso alla piazza, il luogo di tutti, la sede del “pubblico”.

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