Cronaca Centro storico / Via Roma

Fondazione Arena. I tagli del piano Fuortes bersagliati dalle critiche dei comitati

Oggi il commissario si incontra con i sindacati, che già si sono esposti per evitare il taglio del corpo di ballo. Pro Fondazione Arena e Opera Nostra chiedono che a pagare siano i veri responsabili del dissesto

Nuovo confronto, oggi 25 maggio, tra il commissario di Fondazione Arena Carlo Fuortes e i sindacati. Per risanare l'ente, il commissario ha proposto un piano di tagli per arrivare al pareggio di bilancio per l'anno in corso, accedere così ai contributi della legge Bray e coprire così il forte debito della fondazione lirica veronese. 

Il punto di maggior attrito del piano di Fuortes è il taglio del corpo di ballo, la punta dell'iceberg di un progetto di riduzione di costi che riguarda soprattutto il personale dipendente. Ma il piano contiene anche la decisione di chiudere il museo della lirica Amo.

Come i sindacati, anche i comitati cittadini si sono espressi criticando alcuni punti della cura Fuortes. "Ci rammarica notare - si legge in una nota del Comitato Opera Nostra - che il costo del risanamento viene caricato, ancora una volta, sulle spalle dei lavoratori mentre, ad esempio, l’apporto della dirigenza viene liquidato con un generico intento alla razionalizzazione. Il part time verticale costerebbe ai dipendenti all’incirca due stipendi l’anno mentre si insiste sull’eliminazione del corpo di ballo. Rispetto poi all’accertamento delle responsabilità per questo disastro pare che il commissario non abbia alcuna intenzione di avviare un’azione di responsabilità, che pure sarebbe nelle sue competenze". 

Al comitato pare che ci siano pochi elementi di discontinuità rispetto alle posizioni di Tosi. L’aspetto peggiore di tutto il piano è la chiusura del corpo di ballo, contro il quale il comitato Opera Nostra continuerà a battersi. "Il suo costo annuo è stimato mediamente in circa 300 mila euro, e il suo mantenimento rappresenterebbe un’indubbia risorsa al rilancio di Fondazione Arena. La sua paventata eliminazione, se fatta per meri motivi di bilancio, non si amalgama con la decisione di mantenere al suo posto la signora Tartarotti, il cui apporto fino ad ora non è certo stato di molto aiuto alla trattativa, da qualsiasi punto di vista lo si voglia cogliere. Lo stipendio della signora, firmataria di un contratto della durata di cinque anni, prevede uno stipendio, questo si esoso, di 135mila euro l’anno, per un totale di 675mila euro. Per essere più chiari, la Tartarotti costa ai cittadini, e grava sui bilanci della Fondazione, per circa 900 euro al giorno durante le sue cadenzate visite a Verona. Licenziare quindi la signora significherebbe eliminare uno spreco e mantenere il corpo di ballo nei prossimi due anni, cruciali per il rilancio". 

Anche il comitato Pro Fondazione Arena ha evidenziato alcuni punti critici della proposta di accordo di Carlo Fuortes: "Il risparmio dei costi del personale non interviene sui dirigenti, nella più totale disattenzione verso l’individuazione delle responsabilità della cattiva gestione. Mancata l'individuazione e la conseguente rimozione delle cause che hanno condotto alla situazione attuale. Tali cause a nostro avviso sono da ricercare in una gestione clientelare e collusiva della Fondazione, che potrebbe costituire premessa e garanzia della mala gestio dirigenziale. Senza un ripristino della legalità, una scrupolosa osservanza delle regole di corretta ed equa gestione del personale, senza un’attenzione generalizzata e puntuale all’equità delle retribuzioni, dei premi e degli incentivi; senza il riconoscimento di un’effettiva meritocrazia interna, trasparente e condivisa; senza l’attuazione di sistemi di controllo e di verifica degli abusi e degli sprechi. Senza una seria autocritica delle cause che hanno portato all’attuale situazione, non ci sarà speranza per la Fondazione Arena, nemmeno nel breve periodo".

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