Mortalità più alta tra i lavoratori della Miteni. "Bisogna chiudere la linea Pfas"

Nel simposio organizzato dalla Regione sono emersi dati preoccupanti. Chi lavora nella ditta di Trissino ha una concentrazione di Pfas nel sangue molto più alta rispetto al resto della popolazione

Il simposio scientifico di due giorni sull'inquinamento da Pfas organizzato a Venezia dalla Regione probabilmente non è riuscito a tranquillizzare, ma almeno ha fornito qualche dettaglio certo in più per avere una visione più chiara del problema che riguarda alcuni comuni delle province di Verona, Vicenza e Padova.

Il primo dato fornito dalla Regione Vento, forse quello che preoccupa di più, è quello della presenza elevata di Pfas nel sangue degli adolescenti che vivono nella zona più colpita dall'inquinamento. Il secondo è il risultato di uno studio condotto dagli epidemiologhi Enzo Merler e Paolo Girardi, che (con tutte le limitazioni di uno studio sulla mortalità) ha mostrato un indice di mortalità più elevato tra i lavoratori della Miteni, rispetto al resto della popolazione. 

Lo studio di Merler e Girardi prende in esame 415 dipendenti maschi della Miteni. L'anno di partenza è il 1968, quando ancora l'azienda non si chiamava Miteni, ma Rimar. In questi lavoratori è stata trovata una concentrazione di Pfas nel sangue enormemente superiore al resto della popolazione. La correlazione tra l'indice di mortalità e la presenza elevata di Pfas non è scientificamente dimostrato, ma il dato c'è e non lo si può negare. Addirittura tra i lavoratori che erano più a contatto con le sostanze chimiche, l'indice di mortalità è ancora più alto. E se si vanno a cercare le cause della morte si nota un eccesso di tumori al fegato e al rene e un eccesso di cirrosi, diabete e ipertensione in tutti i lavoratori, ma specialmente in quelli più esposti a Pfas.

Dato che se si aggiunge a quello dei quattordicenni fornisce un quadro parziale, ma comunque allarmante. "Non bisogna tranquillizzare per forza i cittadini - ha commentato il consigliere regionale d'opposizione Cristina Guarda - Bisogna parlar loro chiaramente, interagendo con loro e aiutandoli a capire come fare per tutelarsi. Bisogna mettere in campo le proposte concrete che abbiamo sempre sostenuto".

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"Negli Stati Uniti per un caso identico, ma impattante poco più della metà di questo, l’azienda produttrice di Pfas è stata condannata ad un risarcimento di 670 milioni di euro - commenta il consigliere regionale 5 Stelle Manuel Brusco - Qui invece la Miteni continua ad operare indisturbata. La nostra prima richiesta è quella di chiudere la linea Pfas della Miteni".

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