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Pfas, PD e AMP replicano a Luca Zaia: "Ha ben poco da fare la vittima"

La consigliera regionale Cristina Guarda: "Il suo annuncio di abbassare ora i limiti sulle acque potabili è l’ennesimo proclama. In realtà sono anni che da più parti viene chiesto alla giunta regionale questo abbassamento"

Prima sono andati all'attacco gli assessori Bottacin e Coletto, poi il presidente Zaia. Sui Pfas, è ancora Regione Veneto contro Stato centrale. La miccia è stata accesa quando il ministero della salute ha rifiutato l'invito del Veneto ad abbassare i limiti che consentono la presenza di Pfas nell'acqua. La Regione ha interpretato questo rifiuto come un invito ad arrangiarsi e ha annunciato che abbasserà da sola i limiti di queste sostanze, rinfacciando a Roma il mancato arrivo degli 80 milioni di euro promessi per risolvere i problemi legati all'inquinamento da Pfas.

Diverse sono state le risposte agli attacchi veneti da chi sostiene l'attuale governo Gentiloni e da chi si trova all'opposizione in consiglio regionale. La deputata veronese del PD Alessia Rotta ha ricordato che "è stato il governo a svegliare da anni di sonno profondo la Regione. I fondi per il Fratta Gorzone erano bloccati da 5 anni e il ministero ha invitato il Veneto ad utilizzarli per non perderli. Abbiamo una Regione in fallo su tempi, risorse, colpevoli e tutela". E sugli 80 milioni promessi, la senatrice veneta Laura Puppato aggiunge: "Nessuna erogazione è possibile finché non viene presentato almeno uno studio di fattibilità da parte della Regione. Progetto mai visto e mai presentato".

Sulla questione dei limiti alla presenza di Pfas nell'acqua, è la consigliera regionale di AMP Cristina Guarda ha replicare al presidente Zaia.

Ha ben poco da fare la vittima - scrive Guarda - Il suo annuncio di abbassare ora, e solo ora, i limiti sulle acque potabili, è l’ennesimo proclama: recriminoso nei confronti del governo e ruffiano nell'ottica autonomista. In realtà sono anni che da più parti viene chiesto alla giunta regionale questo abbassamento. Lo chiede da inizio legislatura l’opposizione e lo chiede ora, ma lo indicava già lo scorso anno, lo stesso ministero nei confronti del quale ora Zaia gioca a fare il provocatore.   Non possiamo nascondere che solo nella regione Veneto esiste una contaminazione Pfas delle falde: non solo abbiamo le aziende che li utilizzano ma anche l’azienda che li produce e situata proprio in zona di ricarica, mentre nelle altre regioni ci sono solo aziende utilizzatrici meno presenti nelle zone di ricarica della falda, per cui le indagini rimangono sulle aste fluviali. È proprio per questo motivo, perché le persone da anni subiscono questo inquinamenti, che la regione poteva contenere il limite sulle acque potabili già anni fa e guidare la progettazione del collegamento a nuove fonti.

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