Pfas, la Giunta sotto attacco. L'ass. Bottacin replica: "Valori non allarmanti"

Fuoco incrociato da parte di Pd, AMP e M5S nei confronti della Giunta regionale sul tema scottante dell'inquinamento da Pfas nelle falde acquifere, ma l'assessore all'Ambiente Gianpaolo Bottacin replica: "Arpav sta monitorando centinaia e centinaia di isomeri e precursori in acqua potabile, falda e scarichi, riscontrando valori non allarmanti"

Fa discutere la decisione della Giunta regionale del Veneto di autorizzare l’impianto di cogenerazione a metano nello stabilimento Miteni: “Veniamo a scoprire ora, con la pubblicazione sul BUR, che la Giunta regionale, in modo schizofrenico e doloso, ha dato il via libera all’impianto di cogenerazione a metano nello stabilimento Miteni. Si tratta di una scelta schizofrenica e dolosa”. La dura presa di posizione è dei consiglieri regionali Cristina Guarda (AMP) e Andrea Zanoni (PD), alla luce della delibera di Giunta n. 818 del 06 giugno 2017, pubblicata sul BUR dell’11 luglio.

“Da una parte infatti si è appena approvato Piano di tutela delle acque che prevede la chiusura di siti come quello della Miteni, - spiegano i due consiglieri - dall’altro viene partorito un provvedimento che consolida l’operatività del sito stesso. Una scelta dolosa perché, a dispetto delle task force e delle promesse di bonifiche, in questo modo si mettono pesanti paletti a questa operazione, visto che il nuovo impianto di cogenerazione intralcerà l’intervento”.

Sulla questione Pfas critiche serrate provengono alla Giunta Zaia anche dal Movimento 5 Stelle per bocca dell'On. Mattia Fantinati: "Il quadro che si sta delineando è addirittura peggiore rispetto a quanto si potesse lontanamente pensare. - commenta con rammarico il portavoce alla Camera per il M5S - Sono addirittura 294,7 nanogrammi di Pfoa per millilitro di sangue contro il limite fissato tra 1,15 e 8. Questo è il drammatico valore della sostanza derivata dai Pfas trovato negli esami del sangue di un ragazzino di Montagnana nato nel 2002. Il quindicenne che è uno dei 76 soggetti tra i 14 e i 65 anni sottoposti allo screening regionale, ha sforato di oltre 35 volte il limite consentito dalla legge".

Lo stesso gruppo pentastellato, nella giornata di venerdì 14 luglio, aveva indetto una conferenza stampa nella città di Padova per affrontare il tema. In quella sede così si era espresso il capogruppo in Consiglio regionale del Veneto, Jacopo Berti: "Siamo qui per denunciare i limiti dei controlli che vengono effettuati sulle sostanze perfluoroalchiliche. Chi ha la responsabilità dei controlli, sta cercando e quindi rilevando solo una piccolissima parte dei Pfas presente nell’acqua; fino ad oggi, sono stati infatti quantificati, nelle varie matrici ambientali e anche nel sangue, solamente i composti perfluorati a catena lineare e non quelli ramificati (ovvero gli isomeri, con uno o più atomi di carbonio in catena laterale, che presentano strutture chimiche diverse ma con la stessa formula, ovvero con lo stesso numero e tipo di atomi coinvolti), di cui non si conoscono né la quantità precisa, né soprattutto la pericolosità. In pratica, è come avere in mano la fotografia di uno skyline, ma poi voler soffermare l’attenzione solo su un determinato grattacielo, trascurando tutti gli altri. Illogico”.

Ai pesanti attacchi ricevuti, non è tuttavia mancata la pronta replica da parte della stessa Giunta regionale contenuta in una nota ufficiale siglata dall'assessore all'Ambiente Gianpaolo Bottacin: "Ancora una volta i 5 Stelle dimostrano intempestività su una questione delicata e complessa come quella dell’inquinamento da Pfas, facendo leva più sull’emotività che sui dati di fatto. La Regione viene accusata di non essersi attivata sulla verifica di una serie di isomeri e precursori. Ignorano però che da mesi Arpav sta monitorando centinaia e centinaia di isomeri e precursori in acqua potabile, falda e scarichi, riscontrando valori non allarmanti, valori che sono comunque consegnati immediatamente nelle mani dei carabinieri con i quali è costante e massima la collaborazione”.

“L’unica verità a cui ci stiamo attenendo – conclude quindi l’assessore Bottacin - è che le recenti indagini dei carabinieri hanno fatto emergere la presenza di sostanze inquinanti sotto la Miteni di Trissino e la Regione, in collaborazione con i carabinieri e insieme a Comune e Provincia, ha dato immediata disposizione all’azienda di caratterizzare e bonificare il sedime. Se ci sono rifiuti sotterrati che generano l'inquinamento delle falde, come pare emergere dalle indagini, vanno rimossi quanto prima e questo deve essere fatto da chi ha inquinato, secondo il principio della normativa ambientale che chi inquina paga. E questo è ciò che la Regione sta facendo”. 

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