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Manifestazione anti-Pfas a Venezia

Manifestazione anti-Pfas a Venezia

Pfas, il Ministero alla Salute respinge la richiesta di fissare limiti nazionali

Sbigottiti gli assessori regionali all'Ambiente e alla Salute. "Secondo loro quindi, siccome quelle sostanze le usano solo qui, il Veneto si arrangi"

Il ministero della salute ha respinto la richiesta del Veneto di estendere a tutto il territorio nazionale i limiti di performance per l'inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas). Prendiamo atto con sbigottimento che, secondo il governo nazionale e i suoi organismi tecnici, questo problema in Italia non esiste.

L'annuncio è stato dato dagli assessori regionali all'ambiente Giampaolo Bottacin e alla sanità Luca Coletto dopo aver letto una comunicazione indirizzata da Roma a Venezia.

Il ministero non si ritiene condivisibile la proposta avanzata dalla Regione, anche in considerazione del fatto che l'istituto superiore di sanità ha segnalato che le valutazioni preliminari sinora effettuate sul pericolo di contaminazione da Pfas, sia per produzioni industriali pregresse, che per potenziali contaminazioni civili e industriali, non hanno evidenziato significative criticità - proseguono i due assessori - Secondo loro quindi, siccome quelle sostanze le usano solo qui, il Veneto si arrangi.

In particolare l'assessore Bottacin evidenzia la differenza tra il ministero della salute e quello all'ambiente. Il dicastero alla salute riferisce che non sono state evidenziate significative criticità, mentre quello all'ambiente sollecita le regioni ad attivare piani di monitoraggio sui Pfas perché una ricerca del Cnr aveva evidenziato il problema.

Dallo studio Cnr - rivela Bottacin - forme di inquinamento di questo tipo sono state rilevate in concentrazioni più alte nelle aree industriali del Bormida e nel bacino del Lambro, oltre che in Veneto. Interessata è anche praticamente l’intera asta del Po, con la sorgente più significativa nel sottobacino Adda-Serio e con carichi da Torino a Ferrara. Il risultato a oggi è che il solo Veneto si è mosso con celerità e ha speso in assoluta autonomia e solitudine, sia per la messa in sicurezza degli acquedotti e dell’ambiente, sia per la prevenzione sanitaria. Abbiamo pronti e li abbiamo inviati a Roma, i progetti per interventi strutturali sulle reti idriche che risolvano il problema alla radice. Quelli che non sono pronti sono gli 80 milioni promessi dal governo.

Ma non è solo l'amministrazione regionale ad attivarsi dopo la comunicazione ricevuta dal ministero della salute. I consiglieri regionali Manuel Brusco, Alberto Villanova e Alessandro Montagnoli hanno annunciato che informeranno immediatamente la commissione speciale Pfas. E il parlamentare veneto del M5S Federico D'Incà aggiunge:

Centinaia di migliaia di residenti di tre province vivono nel timore di avere in corpo sostanze pericolose e tantissimi ragazzini verranno sottoposti a plasmaferesi per ripulire un po' il loro sangue dai composti perfluoroalchilici. In tutto questo il ministero non trova di meglio da fare che rifiutare la fissazione di un limite nazionale per i Pfas. È inaccettabile.

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