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Villa Vezza a Pescantina

Villa Vezza a Pescantina

Pescantina, donne in favore dell'accoglienza. "Occasione di scambio"

Un gruppo di donne difende le famiglie dei richiedenti asilo ospitate a Villa Vezza e denuncia intimidazioni. "Aggressioni e insulti contro gli ospiti, contro gli operatori che li seguono e contro l'amministrazione"

Sono arrivati. Anzi, sono arrivate. Sono famiglie quelle giunte a Pescantina nella ex casa Vezza, undici bambini dai tre mesi ai tre anni e relativi genitori.

Favorevoli e contrari all'accoglienza, divisi nel comune veronese di Pescantina. Un gruppo di richiedenti asilo è arrivato a Villa Vezza, nonostante il presidio e la manifestazione dei contrari, guidati dal gruppo Verona ai Veronesi. Una protesta che si era già fatta sentire nell'inverno del 2016, quasi un anno fa, e allora come adesso oltre ai contrari hanno alzato la voce anche coloro che sono disponibili ad aiutare i profughi temporaneamente ospitati nella villa di viale Verona di Pescantina.

Siamo alcune donne di Pescantina, facciamo parte di un gruppo che già aveva denunciato il comportamento violento espresso nel corso dell'assemblea cittadina svoltasi nel teatro comunale nell'ottobre 2016 e riguardante il possibile arrivo di profughi in paese. Nel frattempo nella cittadinanza è maturata la richiesta di ospitare nuclei familiari ed ora che tale richiesta è stata esaudita riducendo così la preoccupazione degli abitanti, la delusione e l'avversione si è comunque manifestata con presidi, invettive, offese, striscioni razzisti e scatenamento di commenti sui social. Niente di nuovo. Da questi commenti traspare una rappresentazione semplicistica del fenomeno migratorio, come se con un colpo di spugna potessimo cancellare processi epocali, storie individuali, fatti e persone. Evidentemente il problema non sta solo lì, ovvero nella preoccupazione per la sicurezza. Questi comportamenti hanno altre radici: nel pregiudizio, nella paura per la propria incolumità e per lo sgretolamento delle proprie tradizioni e interessi, in una sorta di convinzione suprematista. Il semplice concetto di rispetto della persona, non essendo radicato nell’etica e nel sentire, si sta traducendo in aggressioni e insulti contro gli ospiti, contro gli operatori che li seguono, nonché contro le persone dell'amministrazione che ci rappresentano e che sono chiamate a gestire questi arrivi.

Gli atti intimidatori citati da questo gruppo di donne di Pescantina sono il lancio di un boccale di birra contro l'abitazione del sindaco Cadura e le offese ricevute da coloro che si sono recati a far visita alla comunità degli ospitati.

La maggior parte dei pescantinesi non è però quella che manifesta contro i richiedenti asilo - conclude il messaggio sottoscritto dal gruppo di donne di Pescantina - Di fronte all'arrivo di queste 23 persone ghanesi, camerunensi e nigeriane, c'è una parte della cittadinanza che si sta interrogando su come comportarsi. Anzichè rifiutarli tout court alimentando quella che Padre Zanotelli definisce la paranoia dell'invasione, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi, non è preferibile gestire l'accoglienza localmente con le nostre possibilità istituzionali e personali? In una società civile, e in particolar modo, in una comunità con radici cristiane, davanti alla necessità di accogliere, ci possiamo appellare a valori quali la pace e la solidarietà come risposta umana a situazioni di dolore, sopraffazione, violenza e povertà a noi sconosciute ed inimmaginabili. Non potrebbe questa essere anche occasione di scambio reciproco e perchè no, di gioioso arricchimento, non fosse altro che per giungere a una convivenza più pacifica e di ben-essere sociale per noi oltre che per loro? Pensiamo comunque che l'accoglienza sia preliminare al successivo e ineludibile tentativo di integrazione, e che entrambe si realizzino attraverso la relazione interpersonale: occorre conoscere e capire le persone, i loro nomi, il loro vissuto spesso drammatico e guardare i loro volti da pari a pari. La popolazione di Pescantina di cui facciamo parte desidera e saprà mettere in campo attitudini, competenze, coraggio, nuove soluzioni, semplici e concreti gesti di vicinanza ed aiuto. Abbiamo bisogno di tutto fuorchè di superficialità e di false rappresentazioni della situazione.

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