Patteggia l'autista di Domenico Mantoan: con l'auto blu investì e uccise un 71enne in scooter

Giorgio Angelo Faccini ha scelto il patteggiamento e la famiglia potrebbe costituirsi parte civile nel procedimento. Sulla vicenda aleggia lo spettro del depistaggio: due medici sono indagati per falso e favoreggiamento

L'incidente del 13 settembre 2016 - Foto PadovaOggi

È arrivato il patteggiamento per Giorgio Angelo Faccini, l'autista veronese che il 13 settembre del 2016 investì e uccise a Padova il 71enne Cesare Tiveron, la cui famiglia è stata risarcita dall'assicurazione della Regione Veneto. Si perché, come raccontano i colleghi di PadovaOggi, quel giorno Faccini conduceva la vettura che trasportava il direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan. I due erano stati allo Iov ed erano diretti all'ospedale patavino, ma in via Busonera, invece di svoltare a destra, l'autista ha girato a sinistra, compiendo così una manovra vietata. In quel momento però sopraggiungeva la scooter del 71enne, che è stato travolto. 

Le indagini

Una dinamica apparentemente semplice, che ha dato invece il via a delle indagini complesse, questo perché il direttore dell’istituto universitario di Medicina Legale, incaricato dalla procura di fare gli accertamenti, sentenziò che ad uccidere Tiveron fosse stato un infarto pochi secondi prima dello schianto, scangionando così l'autista veronese. La Procura di Padova però non credette a tale risutato e aprì un'indagine su tale relazione: secondo la tesi della stessa Procura, in seguito ad un incidente probatorio sarebbe venuto alla luce che il professor Montisci avrebbe tentato di depistare le indagini per sviarle dall’autista del capo della sanità regionale. Oggi il medico legale e quello del 118, che aveva segnalato l’intervento del 13 settembre come un “malore” anziché per incidente, sono imputati per frode processuale penale e depistaggio, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale e truffa aggravata.

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La soddisfazione dei familiari

Il 16 ottobre si terrà l'udienza preliminare, nel frattempo la famiglia Tiveron sta valutando di costituirsi parte civile anche in questo procedimento. «Siamo molto soddisfatti dell’attività giudiziaria svolta dalla magistratura. Nelle udienze abbiamo apprezzato la determinazione del PM Cristina Gava e del giudice Elena Lazzarin, nonché la competenza e l'onestà di pensiero dei consulenti coinvolti. Un riconoscimento speciale lo vogliamo dare all’avvocato Pietro Sartori, collaborando fianco al fianco con il dottor Antonello Cirnelli, il professor Gaetano Thiene ed il proessor Daniele Rodriguez, e gli avvocati Vieri e Francesca Tolomei che, per primi, avevano colto la delicatezza della questione. Circa il quadro più generale, - fanno sapere ancora i Tiveron in una nota - siamo profondamente offesi da quanto accaduto: far emergere la verità è stato un percorso lungo e complesso, che ha richiesto un'enorme determinazione ed importanti risorse. Così non fosse stato, il risultato della prima perizia sarebbe stato dato per buono ed il caso sarebbe stato archiviato. Siamo contenti delle conclusioni della magistratura ed ora osserveremo da vicino come l'Ordine dei Medici e l'Università decideranno di comportarsi».

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