Cronaca Centro storico / Via Giuseppe Mazzini

In fuga dalla Siria verso Londra: fermati al Catullo con il passaporto falso

Tre persone, due storie parallele: scappavano dalla guerra siriana, una ragazza di 21 anni e un'altra di 20 con il fratello di 8. Dalla Turchia a Venezia e poi a Verona con passaporti falsi per raggiungere la Gran Bretagna

Tra la sera di venerdì 7 agosto e la mattina di sabato, sono state fermate tre persone all'aereoporto Catullo di Verona, tutte atterrate con un volo partito dalla Turchia, ma in realtà in fuga dalla guerra siriana. Una ragazza di 21 anni è partita dalla Siria per arrivare in Turchia, prendendo poi un volo con passaporto falso e atterrando a Venezia, dove era stata fermata e denunciata ma era poi stata in grado d'ottenere, nel giro di una settimana, un altro passaporto. Così è giunta fino all'aereoporto di Verona, dove è stata arrestata metre cercava di imbarcarsi per Londra. Interrogata, ha negato di conoscere chi le avesse fornito i documenti falsi e ora, dopo l'udienza, è stato stabilito che dovrà restare in carcere fino al 12 dicembre.

Stesso itinerario anche per la sorella e il fratello, rispettivamente di 20 e 8 anni, che stando a quanto hanno dichiarato nulla avevano a che fare con l'altra ragazza fermata. Stesso tragitto dicevamo, e stesse modalità: dalla Siria in fuga a causa delle condizioni di vita terribili imposte dalla guerra, giungono in Turchia, da dove s'imbarcano per Venezia con passaporti falsi. Anche loro fermati per un controllo al Marco Polo vengono denunciati, ma poi ottengono nuovi documenti falsi grazie ai quali riescono ad arrivare a Verona nel tentativo di raggiungere infine la capitale della Gran Bretagna. Nellla mattina di sabato 8 agosto vengono fermati al Catullo e, meno reticente dell'altra ragazza siriana, la sorella maggiore, come riportato dall'Arena, ha raccontato la sua storia: "Sono curda, siamo tra due fuochi e i miei familiari hanno fatto molti sacrifici per comprare i passaporti. Fare le pratiche per andare a studiare in Inghilterra era complicato, la mia città è mezza distrutta e ci voleva troppo tempo per trovare tutti i documenti".

La vent'enne frequentava il secondo anno di Università e insieme al fratello minore avrebbe dovuto ricongiungersi a Hull con il maggiore e il loro zio che già vivono lì. Ma adesso tutto si è complicato in modo quasi inverosimile: quei due passaporti falsi comprati al mercato nero, rischiano infatti di costare molto di più dei 4.000 euro spesi dal padre per tentare di dare ai propri figli un futuro di speranza. Il processo per i due avrà luogo a dicembre, nel frattempo sono stati presi in carico dall'Ufficio immigrazione della Questura, ma il Giudice è stato netto nell'illustrare le uniche due ipotesi che possono perseguire: rimpatriare in Siria, oppure farsi spedire documenti validi e poter così chiedere lo status di rifugiati. Facendolo però, se gli venisse concesso in Italia, non potrebbero più chiederlo in alcun altro Paese e il loro sogno di ricongiungimento familiare in Gran Bretagna terminerebbe con un brusco risveglio. Le lacrime della ragazza in risposta alle parole del Giudice, dovrebbero per tutti essere un qualcosa di difficile da ignorare.   

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