Decreto Cura Italia, «Necessaria un’ampia condivisione degli sforzi»

Paolo Pertile, docente di scienza delle finanze nel dipartimento di scienze economiche dell'università di Verona, ha commentato i provvedimenti presi dal Governo per sostenere l'economia danneggiata dal coronavirus

Giuseppe Conte firma un decreto (Foto Facebook)

Alla luce del nuovo decreto annunciato dal premier Giuseppe Conte con cui in Italia si chiudono fino al 3 aprile tutte le attività produttive ritenute non necessarie, anche il provvedimento precedente ribattezzato «Cura Italia», che introduceva misure a sostegno dei lavoratori e dell'economia, potrebbe essere aggiornato per far fronte ad una situazione che muta rapidamente e che ha bisogno di risposte concrete dal Governo, altrimenti sarà difficile che l'economia italiana si rialza dopo la pandemia di coronavirus.

Comunque il «Cura Italia» è in vigore e Paolo Pertile, docente di scienza delle finanze nel dipartimento di scienze economiche dell'università di Verona lo ha commentato.

Quali sono le misure principali?
«Nel decreto del 17 marzo possiamo distinguere essenzialmente tre tipologie di interventi - ha spiegato Pertile - di potenziamento del servizio sanitario, di sostegno ai redditi da lavoro e di impresa, di garanzia della liquidità. La prima tipologia mira a sopperire alle criticità emerse in alcune aree geografiche negli ultimi giorni e dovute all’indisponibilità di capitale umano e fisico necessario per dare risposte efficaci ad un’emergenza le cui dimensioni stanno superando anche le previsioni più pessimistiche. L’obiettivo evidente è di scongiurare situazioni analoghe in altre zone, qualora la diffusione del contagio dovesse avvicinarsi a quella registrata in Lombardia. Questa parte comprende anche la possibilità per il Governo di esercitare poteri straordinari in ambito economico, compresi poteri di requisizione di immobili e dispositivi. Rispetto agli interventi a sostegno dei redditi, assume un ruolo particolarmente importante la cassa integrazione in deroga, già parte dello strumentario con cui si è affrontata l’ultima grande crisi economica, con uno stanziamento di oltre tre miliardi. A sostegno dei redditi da lavoro autonomo è invece previsto uno stanziamento una tantum di 600 euro. Questi sono probabilmente tra gli impegni più rilevanti dal punto di vista finanziario, ma sono affiancati da numerosi altri provvedimenti destinati a platee più o meno ampie. Infine, tra le misure destinate ad operare sulla liquidità troviamo la proroga di scadenze tributarie di una serie di adempimenti fiscali per i settori economici direttamente colpiti dalle attuali limitazioni. Altri interventi di particolare peso sono la concessione di un credito d’imposta per il mese di marzo sugli affitti di negozi e botteghe, e la possibilità di garanzie pubbliche sui debiti delle imprese, con particolare riferimento a quelle piccole e medie».

Potranno effettivamente aiutare imprese e cittadini in difficoltà?
«La dimensione finanziaria complessiva dell’intervento è di tutto rilievo, essendo stimata intorno ai 25 miliardi - ha risposto il docente dell'università di Verona - L’ordine di grandezza è simile a quello di una manovra finanziaria. Si tratta chiaramente di misure che hanno l’obiettivo di rispondere alle necessità concrete più imminenti, oltre che rassicurare rispetto alla volontà di introdurre strumenti straordinari, di fronte ad un evento del tutto eccezionale. L’impatto di queste misure dipenderà da quanto si protrarrà l’emergenza e non è escluso che, come già accaduto per le misure restrittive che si sono susseguite, si renda necessario un intervento in più fasi. A prescindere dalla tempistica, è fondamentale che gli interventi siano ispirati da una visione sistemica. In questo senso, l’ultima profonda crisi economica ha lasciato delle lezioni importanti. Prima tra tutte quella che non esiste agente economico, settore o Paese che possa essere trascurato, poiché nelle moderne economie globali una crisi settoriale può rapidamente trasformarsi in una crisi sistemica e globale. Credo che gli interventi messi in campo a tutela della liquidità possano essere interpretati in quest’ottica, come azioni preventive rispetto ad eventuali criticità che, a partire dal sistema bancario, possano propagarsi al sistema Paese. Più in generale, la crisi colpirà alcuni lavoratori ed alcuni settori più di altri. Una volta che si saranno manifestate le principali sofferenze, saranno probabilmente possibili ulteriori interventi mirati. Sarà necessaria un’ampia condivisione degli sforzi per evitare che a partire dai settori più penalizzati la crisi si ampli senza risparmiare nessuno».

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Ci sono misure ulteriori che non sono state inserite nel decreto ma potrebbero servire?
«Il decreto risponde inevitabilmente ad esigenze immediate e urgenti per l’Italia - ha concluso Paolo Pertile - La platea degli interessati è oggettivamente ampia, ma ciò non esclude che in un prossimo futuro possano emergere esigenze di altre categorie e settori. Guardando oltre, però, il principale rischio da scongiurare è quello di una profonda e duratura crisi economica. In questo senso, non è solo importante evitare il contagio tra Paesi legato al virus ma anche rischiosi contagi tra economie. Così come sforzi di singoli Paesi per vincere la battaglia contro il virus sarebbero facilmente resi vani da approcci superficiali di altri, anche il coordinamento delle politiche economiche è essenziale. Nell’ultima grande crisi il contagio partì dalla finanza per poi propagarsi all’economia reale, senza risparmiare alcun Paese. Per scongiurare questo rischio sarà indispensabile superare i particolarismi ed intraprendere azioni coraggiose e coordinate anche in ambito economico, che consentano ai diversi paesi di superare la fase critica potendo contare sulla spinta di investimenti e domanda estera. In questo panorama, la dimensione anomala del nostro debito pubblico fa dell’Italia un osservato speciale dal punto di vista delle autorità europee e dei mercati finanziari. Per quanto riguarda le prime, dopo le posizioni contraddittorie espresse dalla presidenza della Bce, pare prevalere un atteggiamento di apertura. Se però le risposte delle autorità nazionali ed internazionali fossero percepite come insufficienti, i mercati finanziari non farebbero sconti».

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