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 Ospedale di Borgo Trento

Ospedale di Borgo Trento

Morfina ad un neonato, l'infermiera accusata si dichiara estranea ai fatti

L'infermiera si trova nel carcere di Montorio

«Saper vivere sta nell'avere gli occhi di chi ne ha passate tante e il sorriso di chi le ha superate tutte». Chissà quando l'ha scritta sul suo profilo Facebook questa frase l'infermiera veronese arrestata con le accuse di "lesioni aggravate" e "cessione di sostanza stupefacente". L'infermiera è accusata di aver somministrato morfina ad un neonato di neanche un mese per calmarlo, il 19 marzo scorso all'ospedale di Borgo Roma. Quel neonato nella notte tra il 19 e il 20 marzo sarebbe poi andato in crisi respiratoria. L'overdose da morfina avrebbe potuto ucciderlo e sarebbe stata proprio l'infermiera ad ordinare il preciso dosaggio del farmaco inibitore degli oppioidi che avrebbe poi salvato la vita al piccolo. Sarebbe stata quella sua sicurezza ad insospettire il medico, sospetti che sarebbero quindi diventati indizi di colpevolezza dopo l'inchiesta interna dell'aziende ospedaliera di Verona e dopo le indagini della Polizia.

Ieri, 3 agosto, mentre dalla Questura venivano forniti i dettagli delle indagini e dell'arrestata l'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona si è chiusa nel silenzio. Solo in seguito, dall'ospedale è arrivata una comunicazione che in pratica parrebbe confermare quanto spiegato dai poliziotti. Nella notte del fatto, «il neonato è stato immediatamente ed efficacemente assistito dal personale sanitario presente», scrivono dall'azienda ospedaliera. In quel «personale sanitario presente» ci sarebbe anche l'infermiera che avrebbe dato l'ordine di somministrare il Naloxone, farmaco che generalmente si usa nei casi di overdose da morfina o da eroina. 

«Nei giorni successivi - raccontano ancora dall'ospedale - il bambino, residente a Verona, si è mantenuto in condizioni stabili ed è stato dimesso in pieno benessere. La direzione, accertata la potenziale gravità del caso, ha disposto cautelativamente l'immediato ricollocamento del personale infermieristico addetto all'assistenza del bambino in attività non assistenziale in altro reparto». L'infermiera dunque durante l'indagine era stata trasferita in un altro reparto. «Dopo approfondita indagine interna - conclude la nota dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona - è stata inoltrata denuncia contro ignoti presso la Procura della Repubblica di Verona che ha provveduto ad avviare gli accertamenti del caso».

Denuncia che poi è stata presa in mano dalla Squadra Mobile di Verona che ha condotto le indagini che hanno portato all'arresto dell'infermiera. L'azienda ospedaliera ha inoltre specificato di aver avviato un provvedimento disciplinare e di essere rimasta in contatto con la famiglia del bambino per avere continue informazioni sul suo stato di salute. Anche questo è un dettaglio non da poco, perché a causa dell'overdose il neonato potrebbe aver subito dei danni che ancora non si sono manifestati.

L'INTERROGATORIO DI GARANZIA

Sarebbe durato circa otto ore l'interrogatorio di garanzia oggi nel carcere di Verona, davanti al gip Livia Magri, dell'infermiera accusata di aver somministrato della morfina a un neonato causandogli una overdose. Ad assistere la donna l'avv. Massimo Martini. La donna, racconta il suo legale, «non ha avuto cedimenti e ha ribattuto punto per punto alle accuse». L'infermiera si ritiene estranea ai fatti. Lei avrebbe salvato la vita al bambino, così come ribadito con forza anche dal legale, perché brava ed esperta nel suo lavoro, e non perché sarebbe stata lei ad aver dato la morfina al piccolo.

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