'Ndrangheta a Verona, inutile nasconderlo: parte della società è collusa

Medici che firmano falsi certificati per far ottenere ai boss pensioni di invalidità o imprenditori che commissionano pestaggi. L'operazione Taurus mostra che alcuni veronesi non sono dalla parte delle istituzioni che combattono la criminalità organizzata

(Foto di repertorio)

Sono rimasti in silenzio i primi interrogati dopo gli arresti dell'operazione Taurus. Un'operazione portata a termine dai Ros dei carabinieri e che si è concretizzata con 33 cittadini arrestati, di cui 26 in carcere, e più di 100 indagati per una lunga lista di reati. Un'operazione che avrebbe permesso di bloccare un'associazione 'ndranghetista attiva nel Veronese già dagli Anni Ottanta. 

Dagli interrogatori al momento non è emerso nulla di nuovo e quindi a parlare sono ancora le carte di un'indagine che avrebbe portato alla luce gli affari illeciti della 'ndrangheta in provincia di Verona e per questo oltre al reato di associazione di tipo mafioso ci sarebbero anche le aggravanti mafiose per una variegata attività illegale. Oltre al traffico di stupefacenti, le rapine, i furti e le ricettazioni, ci sarebbero anche reati che mostrerebbero anche legami tra la criminalità organizzata e l'economia locale. Legami che si sono formati con soldi e violenza. La violenza dell'usura e dell'estorsione, ma anche i soldi che la cosca guadagnava in modo illecito e che quindi venivano riciclati in attività attività economiche apparentemente legali, ma appunto legate alla criminalità organizzata. Un esempio sarebbe il Centro Studi «Enrico Fermi», finito sotto accusa per riciclaggio e già al centro di un'altra operazione delle forze dell'ordine contro la 'ndrangheta, l'operazione «Isola Scaligera».
Ma il fatto che la criminalità organizzata abbia infettato anche un piccola parte del tessuto sano della società, lo si intuisce anche in altri reati che possono sembrare minori ma che sono comunque dannosi. Tra gli indagati, infatti, figurano anche dei medici che dichiarando il falso potrebbero aver compiuto una truffa ai danni dello Stato. La truffa consisteva semplicemente nel produrre dei falsi certificati che permettevano ai boss di percepire dal 2011 delle pensioni di invalidità.

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Ci sarebbe dunque la certezza che alcuni veronesi siano collusi con la 'ndrangheta. Altri però hanno gioito per l'operazione Taurus e stanno facendo di tutto per alzare un argine contro ogni tipo di criminalità organizzata. «Solo a Verona sono 37 le interdittive antimafia eseguite dalla Prefettura negli ultimi anni, di cui 9 solo negli ultimi mesi - ha commentato il sindaco del capoluogo Federico Sboarina - La crisi economica causata dal Covid ha portato a carenza di liquidità e difficoltà aziendali, situazioni a rischio per gli imprenditori, sia manifatturieri sia commerciali, che potrebbero essere facili bersagli di chi deve riciclare denaro approfittando del momento di fragilità degli operatori seri. L'impegno che ci siamo presi è di monitorare la situazione e prevenire così il pericolo di infiltrazioni. Questo perché a Verona l'atteggiamento è cambiato, nessuna complice sopportazione a nessun livello di fenomeni malavitosi ma anzi la più ferma lotta. Le mafie sono una "malattia mortale" che non deve esistere e che è ostacolata in ogni modo dalla mia amministrazione. La criminalità organizzata, che sia ‘ndrangheta, mafia o camorra, non la vogliamo a nessun livello. Fuori da imprenditoria, territorio, amministrazione e dal Paese. Per il bene della città e della comunità veronese, che è nella stragrande maggioranza onesta, dobbiamo coltivare ancora di più l'antivirus a questa "malattia", che porta un abbraccio mortale che non deve esistere in nessuna realtà».
Ma dall'opposizione, il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco critica: «Pur riconoscendo un deciso passo in avanti rispetto all'atteggiamento negazionista della precedente amministrazione, l’amministrazione Sboarina così come il presidente della Regione Zaia, non riescono a guardare in faccia alla realtà del fenomeno del radicamento delle mafie a Verona e in Veneto. Dalle intercettazioni relative alla nuova indagine Taurus emerge infatti una osmosi costante tra una fetta, si spera limitata, dell’imprenditoria locale ed esponenti delle famiglie legate alle cosche. Imprenditori veronesi de soca, perfettamente consapevoli del potenziale criminale di queste persone, si rivolgono a loro per ottenere sconti su preventivi e lavori, indurre i propri creditori a rinunciare ai crediti e c'è perfino il caso di un pestaggio commissionato da un imprenditore ai danni di un sindacalista per indurlo ad abbandonare le vertenze sindacali. A Verona come nel resto del Veneto, le mafie non si comportano come un corpo separato e indipendente, ma agiscono in osmosi con una parte della società che, anche quando non sia in situazioni disperate, si mostra disposta a scendere a patti con i metodi violenti e mafiosi pur di ottenere dei vantaggi economici. Prima Sboarina e Zaia se ne rendono conto e prima le istituzioni che amministrano riusciranno a sviluppare gli anticorpi necessari a limitare il dilagare delle azioni criminose che inquinano la società e l'economia».
Mentre il parlamentare del Partito Democratico Nicola Pellicani ha richiesto in Veneto l'istituzione di una Commissione Antimafia in consiglio regionale. «Serve un luogo istituzionale dove approfondire e studiare il problema, per adottare le misure necessarie per fronteggiare la presenza della criminalità organizzata in Veneto», ha dichiarato Pellicani.

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