Cronaca Lungadige Antonio Galtarossa

Operai morti a causa dell'amianto: chiesti 23 anni di reclusione e 8 milioni

Nonostante già negli '80 la pericolosità dell'esposizione a quel materiale fosse ben nota, le precauzioni prese presso le Officine Ferroviarie Veronesi e Officine e Fonderie Galtarossa sarebbero state nulla

Il procuratore Angela Barbaglio ha chiesto condanne per tutti gli imputati nella vicenda legata alla morte dei cinque operai che lavoravano alle Officine Ferroviarie Veronesi e Officine e Fonderie Galtarossa tra il 1975 e 1990. I decessi, causati da mesotelioma e carcinoma, sarebbero dovuti all'esposizione prolungata all'amianto e i responsabili sono stati individuati dall'accusa nei dirigenti dell'epoca e nei medici che non  verificarono la presenza delle dovute precauzioni. 
Come riporta il giornale L'Arena, sono stati chiesti in tutto 23 anni di reclusione (3 anni e 6 mesi per Z. P. C. e 2 anni e 10 mesi per gli altri, da A. A. a G. B., da R. B. a N. G. a M. G., G. C. M. e O. Z.), oltre a otto milioni di euro di risarcimento danni. Nel corso della fase requisitoria infatti, l'accusa ha collegato le morti dei lavoratori alle responsabilità di dottori e dirigenti. 
Lunedì quindi, sempre come viene descritto sulle colonne del quotidiano scaligero, davanto al giudice Livia Magri, hanno terminato anche le parti civili, seguite poi da familiari degli operari defunti. I legali di quest'ultimi hanno messo in evidenza gli anni drammatici della malattia e il come si sarebbero potuti evitare se fossero state prese le opportune precauzioni contro l'esposizione alle fibre d'amianto. Un dovere di cui dovevano farsi carico gli imputati, ha sottolineato l'accusa, come del resto stabiliva la legge. A sostegno di questo sono stati citati anche studi e pubblicazioni scientifiche e mediche che si sono succedute fin dall'inizio del secolo, che trattavano la pericolosità dell'amianto: una ricostruzione scientifica ma anche storica, come riporta il quotidiano veronese, dal momento che è stato affermato come negli anni '80 la pericolosità del materiale fosse già ben nota. Anche i tecnici Spisal sono stati chiamati a deporre, per sottilineare la totale assenza di precauzioni come mascherine e aspiratori, o locali divisi dove trattare i vagoni contaminati. 

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