Uccide l'amante 77enne e inscena il suicidio: 72enne confessa il delitto

A trovare il corpo di Fernanda Paoletti, legato per il collo ad un termosifone, sono stati il figlio e la vicina. Le indagini poi hanno portato alla luce la relazione clandestina della donna con un uomo sposato

Nonostante l'età avanzata, cosa non comune tra gli internauti e i frequentatori dei social network, si erano conosciuti su Facebook e da circa un anno la loro relazione clandestina andava avanti. Clandestina in quanto lui, 72 anni, era sposato e lei però, 77 anni, avrebbe ad un certo punto preteso un impegno più serio, facendo scattare la molla che ha portato al suo omicidio. 
Fernanda Paoletti è stata trovata morta il 4 giugno nella sua abitazione e le indagini della Squadra Mobile hanno portato all'arresto di Pietro Di Salvo con l'accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione.

IL RITROVAMENTO - Erano circa le 18.30 di lunedì 4 giugno, quando Fernanda non si è presentata ad un appuntamento con il figlio. Questi però più di tanto non se ne era preoccupato, probabilmente pensando che semplicemente non fosse riuscita a venire, così un'ora dopo circa è andato a prendere la compagna e si è diretto verso casa. Passando però davanti all'abitazione di Fernanda, residente al civico 32 di via Unità d'Italia a Verona, l'uomo ha notato l'auto della madre e ha iniziato a pensare che qualcosa non andava: la 77enne infatti sarebbe dovuta andare ad aiutare un parente disabile e non rispondeva nè alle chiamate, nè al campanello. Il figlio allora si è rivolto alla vicina di casa che era in possesso della chiave di scorta e quando i due sono entrati si sono trovati davanti al corpo della donna, oramai morta, legato per il collo con una corda verde al termosifone. I tentativi di rianimarla, dopo averla liberata, sono risultati vani ed è partita subito la chiamata al 118 e alle forze dell'ordine. 

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LE INDAGINI - Sul posto dunque sono arrivati gli uomini della Squadra Mobile di Verona, cha hanno subito dato il via all'attività investigativa per capire quanto accaduto. Il dirigente Roberto Di Benedetto, in una conferenza stampa che si è tenuta in Questura, ha spiegato che l'ipotesi del suicidio è stata scartata per prima: la donna infatti risultava essere ancora una persona dinamica e con molti interessi, un profilo che non combacia con quello degli aspiranti suicidi, inoltre la corda era stata legata in un punto troppo basso per portarla alla morte e un problema alle braccia le avrebbe impedito di eseguire quel nodo in quella posizione. Si trattava dunque di un maldestro tentativo di camuffare un delitto: la casa era sostanzialmente in ordine e le uniche cose che mancavano erano il suo cellulare e la sua borsa, così, tramontata anche l'ipotesi di una rapina finita male, si è stretto il cerchio attorno ai suoi affetti e conoscenti. 
A mettere le indagini sui giusti binari, è stata un'amica della defunta, la quale ha raccontato alla Polizia che la 77enne aveva una relazione segreta con un uomo sposato, Pietro Di Salvo, che abitava poco distante, aggiungendo che i due erano soliti incontrarsi proprio il lunedì mattina. I tasselli della vicenda hanno iniziato a trovare il loro giusto posto e gli uomini della Mobile, quando oramai era vicina la mezzanotte, hanno dunque fatto visita al sospettato presso la sua abitazione. Il 72enne però non c'era: quella stessa mattina, intorno alle 11.30, era stato colto da un malore e portato in ospedale. Una coincidenza apparsa subito strana agli occhi degli investigatori, che grazie alle celle telefoniche sono riusciti ad "agganciare" lo smartphone di Fernanda, ipotizzando che alle 10 del mattino potessere essere viva. 

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LA CONFESSIONE - Concordando con i risultati ottenuti dalla Polizia di Stato, che ha rinvenuto anche tracce di DNA compatibile con Di Salvo sulla corda a cui era legata la donna, il Pm Zanotti ha deciso di prendere tutte le precauzioni affinché l'indagato non si allontanasse da Verona. 
L'8 giugno si è svolto l'interrogatorio con protagonista l'indiziato che, dopo aver negato in un primo momento di aver avuto una relazione sentimentale con la vittima, ha poi confessato l'omicidio, motivandolo proprio come un delitto passionale. Le forze dell'ordine hanno riferito che Di Salvo ha raccontato di aver avuto una pesante discussione con la 77enne a maggio, nel corso del loro penultimo incontro. Fernanda avrebbe voluto passare al livello successivo della loro storia, anche a costo di mettere al corrente la famiglia dell'uomo della situazione, mentre lui avrebbe preferito lasciare le cose come stavano. I due poi si sono incontrati il 4 giugno quando, sempre secondo il racconto dell'omicida fornito dalle forze dell'ordine, la lite sarebbe definitivamente esplosa: Fernanda avrebbe insultato l'amante, che in tutta risposta avrebbe afferrato la corda verde e l'avrebbe strangolata. A quel punto si sarebbe appropriato del cellulare e della borsa e li avrebbe nascosti: il primo nella portiera della sua auto, la seconda in un mobiletto nel garage della figlia, come poi confessato dallo stesso agli investigatori, che sono andati a recuperarli. 

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SOSPETTA PREMEDITAZIONE - Qualcosa però ancora non convinceva gli inquirenti, ad esempio: da dove proveniva quella corda verde? Una metà di questa è stata trovata nell'auto dell'omicida, che ha affermato di aver dato l'altra alla donna, che la usava per stendere i panni e legare la porta, così quel giorno l'avrebbe trovata sul tavolo, ma la testimonianza della donna delle pulizie smentirebbe questa versione, dal momento che non ricorda di averla mai vista prima. L'ipotesti degli inquirenti, è che l'uomo sia entrato nell'abitazione con la corda e lo scopo di uccidere la donna se avesse manifestato ancora la propria intenzione di spifferare la loro relazione all'ignara famiglia. 
Concordando con le tesi della Squadra Mobile e del Pm, il Gip Livia Magri ha ritenuto il 72enne troppo "scaltro" e "lucido" per un omicidio d'impeto, decidendo così di accusarlo di omicidio aggravato dalla premeditazione. 

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Nei confronti dell'uomo, padre di 2 figli e con origini palermitane, è scattata dunque la misura cautelare del carcere, ma attualmente questo si trova ricoverato nel reparto di cardiologia dell'ospedale di borgo Trento, in attesa di un intervento dopo il malore che lo ha colto nei momenti successivi al delitto e piantonato dal personale della Questura di Verona. 

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