Omicidio di Teresa Scavelli. «Il ministro Di Maio faccia chiarezza»

Interrogazione al ministro da parte di alcune parlamentari del Partito Democratico, tra cui la veronese Alessia Rotta. La morte della 46enne ha provocato profondo dolore anche nel Veronese, dove la donna viveva con la famiglia

Teresa Scavelli (Foto Facebook)

«Chiediamo sia fatta completa luce sull'uccisione commessa recentemente in Svizzera nei confronti di una donna italiana, Teresa Scavelli, originaria di Cotronei in Calabria e veronese d'adozione, per rendere giustizia a questa donna e in particolare alla sua famiglia». È quanto scrivono, in una interrogazione urgente al ministro degli esteri Luigi Di Maio, le parlamentari del Partito Democratico Enza Bruno Bossio e Alessia Rotta, e sottoscritta da altre 15 deputate democratiche.

Rotta e Bruno Bossio, nel documento rivolto al ministro, hanno ricostruito la vicenda avvenuta mercoledì 2 settembre nel cantone di San Gallo. La vittima, Teresa Scavelli, era una 46enne che si era temporaneamente trasferita nella Svizzera tedesca per lavorare come baby sitter, lasciando la propria famiglia (un marito e tre figli) a Oppeano. La donna è stata uccisa da un 22enne, che soffriva di problemi psichici e che successivamente è stato colpito a morte dalla polizia. «Il giovane - scrivono le parlamentari del PD - sarebbe entrato nella casa in cui la donna prestava servizio. E pare che la donna abbia cercato di difendere i bambini a lei affidati, affrontando con coraggio l'omicida per evitare che si accanisse sui piccoli e che per questo sia stata colpita con particolare violenza riportando numerose ferite che hanno poi causato la morte». Le deputate democratiche hanno chiesto al ministro Di Maio di «fare chiarezza su questo caso» e di sapere quali «iniziative intenda intraprendere, anche attraverso contatti diretti con l'ambasciata Svizzera in Italia».

La famiglia della vittima, infatti, ha chiesto un riconoscimento per una donna, la cui scomparsa ha provocato un profondo dolore sia nella comunità di Cotronei, dove lei era nata, sia nel Veronese, dove viveva con la famiglia. Una famiglia che vorrebbe aver avuto maggiore vicinanza dalle autorità svizzere, le quali non si sarebbero fatte carico neanche delle spese di trasporto della salma in Italia. E dalle autorità svizzere si vorrebbe anche sapere cosa non abbia funzionato nella prevenzione di un crimine come questo.

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