Omicidio e tentato omicidio: due arresti per lo scontro a fuoco di Isola Rizza

Era il 28 novembre 2019 quando venne trovato il corpo di Ervin Karafili in un parcheggio di via Casalino. Dopo un anno mezzo di indagini i carabinieri sarebbero riusciti a ricostruire la vicenda, nata verosimilmente da questioni legate al traffico di droga

Il cerchio è stato stretto e, dopo circa un anno e mezzo di indagini, i carabinieri hanno fatto luce su quanto accaduto il 28 novembre 2019 a Isola Rizza, quando venne trovato il corpo senza vita di Ervin Karafili (residente a Caldiero) in via Casalino, in un parcheggio prospiciente ad un agriturismo della zona. Due uomini sono finiti in manette, anch'essi di origini albanesi come la vittima: Mirion Nuredini, 40enne domiciliato a Novellara (provincia di Reggio Emilia), e Albert Xibracu, 43enne domiciliato a Marmirolo, nel Mantovano. Per il primo l'accusa è di omicidio, per il secondo invece di tentato omicidio, in merito a quello che sarebbe stato un vero e proprio agguato, verosimilmente provocato da motivi legati al mondo del traffico di droga. 

L'omicidio

Secondo quando ricostruito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Verona, che hanno contato sull'appoggio delle Compagnie di Legnago e San Bonifacio, quel giorno i tre si sarebbero dati appuntamento in via Casalino: a bordo di un'auto ci sarebbe stato Nuredini, mentre nell'altra erano presenti Xibracu e Karafili. Sarebbero stati ques'ultimi a tendere l'agguato al 40enne, per motivi ancora non del tutto chiari (forse volevano mettere le mani su un carico di droga in possesso di Nuredini o farsi consegnare dei soldi), e ad affrontarlo armi in pugno. Anch'esso armato, Nuredini avrebbe però risposto sparando a Karafili dall'interno dell'auto, colpendolo all'altezza dell'ascella e uccidendolo, per poi allontanarsi a tutta velocità, mentre Xibracu avrebbe risposto al fuoco, colpendo però il montante sinistro del veicolo e andando quindi solo vicino al bersaglio (il foro del proiettile ha confermato agli inquirenti che l'uomo aveva premuto il grilletto con l'intenzione di uccidere). 

Le indagini

A lanciare l'allarme intorno alle 12.45 di quel giovedì era stata una signora che abita nella zona e che aveva notato il corpo senza vita del 34enne disteso vicino ad una Volkswagen Passat. L'intervento prima della figlia e poi del personale del 118, non era bastato a salvare la vita di Karafili e sono partiti quindi immediatamente gli accertamenti degli inquirenti. 
Nel corso della conferenza stampa per illustrare l'attività, il Comandante Provinciale dei carabinieri Pietro Carrozza e il Tenente Colonnello Stefano Mazzanti del Nucleo Investigativo, lo hanno definito uno dei primi «episodi violenti» di questo tipo per l'area scaligera, sottolineando le difficoltà incontrate in queste indagini. Innanzitutto è servito un esame accurato per stabilire dove fosse stata colpita la vittima e quindi effettuare anche gli accertamenti balistici, dopodiché l'attenzione degli investigatori si è concentrata sui filmati delle telecamere della zona, sull'ascolto di numerosi testimoni, sulla perquisizione della casa di Karafili e sulle analisi delle intercettazioni, che avrebbero permesso di ricostruire l'identità della vittima (già nota per alcuni precedenti di spaccio) e delle altre persone presenti quella mattina. Ne sarebbero emersi profili di criminali collegati al traffico nazionale ed internazionale di droga, allo sfruttamento della prostituzione, a furti e rapine in abitazione, in possesso anche di armi che non esitavano a far custodire a delle donne per provare così ad eludere i controlli. 

Gli arresti

Accertamenti che avrebbero permesso ai carabinieri di individuare i profili delle persone ritenute coinvolte e tracciare i loro spostamenti in quelle ore, mentre l'auto di Nuredini è stata ritrovata in via Torricelli, a Verona, e sottoposta subito agli accertamenti, partendo da quelli balistici sul colpo di arma da fuoco presente. 
Già certi che fosse fuggito all'estero, gli uomini dell'Arma sono riusciti a ricostruire i movimenti del 40enne che, dopo essere rientratoa Novellara, si è spostato in Albania, poi in Germania ed infine a Ter Apel, in Olanda. Concordando con i risultati delle indagini e su richiesta della Procura della Repubblica, il Gip del tribunale di Verona ha emesso un mandato di cattura europeo a carico dell'uomo, con l'accusa di omicidio volontario e porto abusivo di armi. Attivando la collaborazione con la Divisione S.I.Re.N.E. (Supplementary Information Request at the National Entries) sono scattate dunque le ricerche che hanno portato all'arresto di Nuredini nella giornata di mercoledì, il quale era stato ritenuto anche responsabile di traffico di cocaina in concorso con altri soggetti dalla Financial Intelligence Unit del porto di Rotterdam. 
Nella stessa giornata è stato arrestato anche Xibracu, con l'accusa di tentato omicidio e porto abusivo d'arma nei confronti dello stesso 40enne. 

Xibracu ora si trova nel carcere di Mantova in attesa dell'interrogatorio di garanzia, mentre Nuredini sarà estradato e riconsegnato alle autorità italiane nei prossimi giorni, dopodiché verrà ascoltato su quanto accaduto quel giorno.

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