Omicidio di Boscomantico, trovato il colpevole. È un 22enne paraguayano

Il giovane pensava di averla fatta franca e non sospettava che gli investigatori erano riusciti a risalire a lui dopo un lungo ed impegnativo lavoro di indagine

Quando il 28 agosto scorso i carabinieri si sono trovati di fronte il corpo senza vita di una donna uccisa in un campo a Boscomantico, non avevano dettagli neanche per risalire all'identità della vittima. Il lavoro di indagine è riuscito a darle un nome, Lioara Petronela Ujica, prostituta romena di 28 anni. È stata disposta l'autopsia che ha chiarito le cause del decesso della donna, morta dissanguata dopo due colpi di coltello al petto e uno alla schiena. Intanto le indagini procedevano e i militari e il cerchio si è stretto sempre di più fino al fermo firmato ieri, 13 settembre, dal pm Giuseppe Pighi. Dopo un interrogatorio durato un paio d'ore il colpevole, messo di fronte ad un quadro accusatorio perfetto, ha confermato.

Le iniziali dell'autore dell'omicidio di Boscomantico sono M.R.F.V., si tratta di un 22enne cittadino paraguayano in Italia dal 2010. La sua residenza è a Lugagnano di Sona, è incensurato e lavora come magazziniere in una cooperativa della bassa, nella zona di Vallese. Pensava di averla fatta franca e quando i militari sono andati a prenderlo sul posto di lavoro, pensava di essere nei guai perché guidava con una patente non valida. E invece gli investigatori gli hanno messo di fronte tutti i dettagli raccolti nella loro indagine e alla fine è crollato. Ha fornito la sua versione dei fatti, anche se ancora contraddittoria. Ha detto che era molto ubriaco e ha raccontato di aver litigato con Lioara perché, dopo averla caricata in macchina e portata a Boscomantico, lui non voleva consumare il rapporto e voleva farla scendere. Durante il litigio, colto da un raptus, ha preso il coltello che teneva nell'auto, ha colpito la donna sia dentro che fuori la vettura, le ha portato via i vestiti e la borsa ed è tornato a casa. Quindi un raptus, non una rapina finita male. Ma sul movente dell'omicidio gli investigatori sono ancora al lavoro perché appunto la versione del 22enne è stata vaga.

luogo auto omicidio lioara-2

Come i carabinieri siano arrivati all'autore del delitto è un capolavoro d'indagine. L'inizio è stato facilitato dal lavoro di pattuglia che i militari svolgono ogni giorno sul territorio. Proprio una settimana prima dell'omicidio, i carabinieri avevano identificato la donna. Appreso quindi che era una prostituta e quale fosse la zona dove di solito lavorava, vicino alla Croce Bianca, si è potuto restringere il campo di ricerca delle immagini registrate dalle telecamere della città. Individuato anche l'orario della morte, presumibilmente tra le 2.30 e le 3 del 28 agosto, la ricerca si è potuta fare ancora più specifica. Fino a quando non è stata individuata una Fiat Punto color bordeaux. Purtroppo però la qualità delle immagini non permetteva di leggere la targa del mezzo. Però gli investigatori erano molto sicuri che fosse quella l'auto del colpevole, perché da più telecamere è stato ripreso mentre la vittima entrava nell'auto e poi la stessa vettura è stata vista andare via, ma al suo interno c'era una persona soltanto.

telecamere auto omicidio lioara-2

Per identificare M.R.F.V. c'è voluto un lavoro di confronto dei dati forniti dalla Fiat sulle Punto vendute che potevano essere compatibili con l'auto ripresa con i dati del traffico telefonico nella zona. Lavorandoci con impegno e professionalità, i militari sono riusciti a capire che l'autore del fatto era sul luogo con l'auto intestata al padre e con il cellulare della compagna. Proprio la compagna ha fornito le informazioni decisive, confermando che sia l'auto che il cellulare erano usati spesso dal 22enne. Informazioni che gli investigatori avevano già intuito dopo un lavoro di pedinamento. Anche la compagna, come il giovane, pensava che l'attenzione dei carabinieri fosse dovuta al fatto che lui guidasse con una patente non valida e lei era del tutto ignara di quello che lui aveva fatto. La sera del delitto i due avevano litigato e quando lui è ritornato a casa, la compagna già dormiva.

auto omicidio lioara-2

Durante l'interrogatorio, l'accusato ha dichiarato agli investigatori che l'arma del delitto era il coltello che lui ancora teneva in macchina. L'arma è stata effettivamente trovata nella vettura, ma sono in corso accertamenti per verificare che sia veramente quello il coltello che ha ucciso Liora.

A carico di M.R.F.V. ora pende l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà. Per domani, 14 settembre, è attesa la convalida del fermo. Il caso non è comunque chiuso, perché sia sul movente e sia su altri particolari sono in corso delle verifiche. Quello che è certo è che la vittima è stata sfortunata, trovandosi con l'uomo sbagliato al momento sbagliato.

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