Cronaca Pastrengo / Via Papa Luciani

Omicidio di Pastrengo. Colpito alle spalle: Perantoni conosceva il suo assassino

I primi risultati dell'autopsia confermerebbero la tesi degli inquirenti, secondo la quale il pregiudicato conosceva la persona che l'ha ucciso al punto da lasciarla entrare in casa e da darle le spalle

Proseguono a ritmo serrato le indagini sull'omicidio di Romano Perantoni detto "Mano", il pregiudicato 60enne trovato morto nella propria abitazione del residence Stella in località Tacconi, nel comune di Pastrengo. Dopo aver vagliato l'ipotesi che la vittima conoscesse il suo omicida, nata dall'assenza di segni di effrazione su porte e finestre, anche l'autopsia sembrerebbe indirizzare gli inquirenti in quella direzione. 
Secondo quando riporta il quotidiano L'Arena, l'autopsia eseguita sul cadavare all'Istituto di Medicina legale dalla dottoressa Federica Bortolotti, dimostrrerebbe che ad uccidere Perantoni sarebbero stati i colpi ricevuti alla nuca e alla zona parietale, oltre che alla ferita inflitta nella zona della giugulare, più simile ad un "foro" che ad un taglio. Questo significherebbe che il 60enne in quel momento dava le spalle alla persona che stava ospitando nella sua abitazione, un indizio che porta a pensare che si fidava di colui (o colei) che si è poi rivelato essere il suo assassino. L'attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore Nicola Scabrin e portata avanti dai carabinieri di Verona e Peschiera del Garda, dipingerebbe la vittima come una persona molto accorta, che non permetteva a sconosciuti di entrare in casa e che preferiva uscire in giardino per colloquiare con vicini e conoscenti di passaggio. Quindi chiunque abbia impugnato l'oggetto che gli ha procurato le ferite mortali a cranio e gola, doveva essere una persona che il pregiudicato reputava di conoscere molto bene e dalla quale pensava di non aver nulla da temere. 
Gli inquirenti poi avrebbero dei dubbi sul fatto che l'episodio sia legato al mondo dello spaccio. "Mano" infatti, coinvolto in diversi casi relativi al traffico di stupefacenti, non avrebbe mai vuotato il sacco, tenendo per sé le informazioni richieste dagli inquirenti e scontando sempre le sue pene. L'ultimo episodio lo ha visto coinvolto solamente un anno fa, quando venne trovato con le mani in pasta in un giro di cocaina: per il 60enne inizialmente era stata disposta la misura cautelare dei domiciliari, poi diventata obbligo di firma in attesa del processo. 
La vicenda quindi complicarsi sempre di più. L'unico punto fermo per gli inquirenti è che quasi certamente Perantoni e l'assassino si conoscevano (anche l'assenza di segni di colluttazione in casa lo farebbe pensare), per il resto non viene scartata alcuna ipotesi. 

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