Omicidio di Legnago, si cerca l'arma del delitto e le indagini vanno avanti

I carabinieri sono alla ricerca del coltello che ha ucciso Alexandru Boboc (che potrebbe avere un altro nome) e proseguono con gli accertamenti utili a fare luce su quanto accaduto nella tragica notte tra sabato e domenica

Alexandru Boboc - Foto Facebook

È atteso per la fine della mattinata di giovedì l'esito dell'udienza di convalida per l'arresto di A.A., 44enne di origine marocchina, ritenuto colpevole dell'omicidio del 25enne operaio moldavo conosciuto in patria come Alexandru Boboc, avvenuto nella notte tra sabato e domenica in un parcheggio nella zona di via Batorcolo, nelle campagne di San Pietro di Legnago.  
Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della compagnia di Legnago, guidati dal maggiore Vincenza Chiacchierini e dal luogotenente Mauro Tenani, sotto il coordinamento del Pm Maria Federica Ormanni. Con il supporto della Compagnia di intervento operativo del quarto Battaglione Mestre, i militari hanno continuato a battere la zona limitrofa anche nella giornata di martedì, alla ricerca della lama che il nordafricano avrebbe utilizzato al culmine di quella tragica lite per colpire la vittima con due fendenti allo stomaco: colpi che avrebbero lesionato organi vitali e che avrebbero dunque reso vano il trasporto urgente al Mater Salutis, dove il 25enne è spirato. Il 44enne dopo il fatto si sarebbe dato alla fuga, decidendo poi di presentarsi al comando di Legnago dove avrebbe fornito la propria versione alle forze dell'ordine, che però l'avrebbero ritenuta inverosimile e l'hanno tratto in arresto: ora perlustrano il tragitto che l'uomo avrebbe compiuto, alla ricerca dell'arma del delitto. 
La salma di Alexandru si trova ora nel reparto di Medicina legale dell'ospedale di borgo Roma per l'esame autoptico, utile a chiarire definitivamente le cause del decesso. Resta da fare luce anche la questione dell'effettivo nome del defunto, che potrebbe corrispondere a Mihai Unghureanu, nonostante il 25enne sui social si sia registrato con il nome riportato anche dai quotidiani moldavi. 

Il giovane sarebbe stato originario di Anenii Noi, città della Repubblica Moldava, e da una decina d'anni si trovava in Italia. Residente a Veronella con la propria compagna Ana Maria, dalla quale aveva avuto un figlio un anno e che ne aveva dati alla luce altri due da una precedente relazione. Tramite il proprio profilo Facebook, Ana Maria aveva anche chiesto aiuto per affrontare questa difficile situazione e riportare in patria il corpo del compagno, ma alla fine verrà probabilmente seppellito in Italia, anche a causa delle norme anti Covid-19 presenti in tutta Europa. 

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Sempre sui social, le comunità romene e moldave si sono strette attorno alla famiglia Boboc in questo momento di grande dolore. Alexandru giocava a calcio in una squadra amatoriale ed era ben voluto. Si trovava in Italia con la madre ed altri fratelli e sorelle, alcuni dei quali in età scolare. Una di queste, Mariana Emilia, avrebbe a sua volta partecipato alla festa e sulle pagine de L'Arena ha raccontato che in realtà il fratello non avrebbe avuto niente a che fare con la compravendita o debiti causati dalla cocaina: secondo la sua versione, era un altro dei presenti ad aver avuto conti in sospeso con il 44enne nordafricano e Alexandru sarebbe accorso a vedere cosa stava succedendo, insieme ad altri, solo quando i toni si sono alzati. Sarebbe dunque stato raggiunto dai fendenti mortali nel tentativo di dividere i contendenti, ma anche questa ipotesi sarà vagliata nel corso dell'indagini, che cercano di fare luce su quanto accaduto in quella tragica notte. 

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