Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Via Negarine

Delitto di Corrubbio, Mossoni ai giudici: "Ho pregato per fare tornare Federica in vita"

Delitto di Federica Giacomini: all'udienza preliminare l'unico imputato, Franco Mossoni, ha raccontato i suoi giorni di delirio prima di disfarsi del cadavere

Si è tenuta l’udienza preliminare contro Franco Mossoni, accusato dell’omicidio di Federica Giacomini, la pornodiva ritrovata morta nelle acque del lago di Garda nella primavera del 2014. L’uomo, cinquantaseienne, è apparso invecchiato, ma lucido di fronte ai giudici. I familiari della donna uccisa chiedono che Mossoni non faccia più male a nessuno.

“Ho avuto la visione di tra albanesi che mi attaccavano. Io mi sono difeso con un martello. Il ricordo successivo è quello di Federica fra le mie braccia morta, con il cranio sfondato. Poi sono andato in riva al fiume a pregare in un miracolo. Volevo che Dio me la riportasse indietro”. Questo è il racconto riportato dal quotidiano L’Arena. Questo sarebbe, dunque, ciò che è rimasto in mente a Franco Mossoni dell’omicidio della sua compagna. Solo tornato a casa, a Corrubbio di Negarine, l’uomo si sarebbe accorto che la donna era morta davvero. Secondo la sua ricostruzione, Mossoni sarebbe rimasto accanto al cadavere di Federica per un giorno e mezzo, guardando la tv. Proprio in televisione avrebbe visto un programma sugli oceani, convincendosi di essere un biologo marino. A questo punto, sarebbe uscito per acquistare l’occorrente per costruire una bara, che nella sua mente sarebbe stata in realtà una “cassa per ricerche oceanografiche”. In questo momento di non lucidità, Mossoni si sarebbe convinto che il corpo della sua compagna fosse una sonda per studiare gli oceani. Così, assumendo lo pseudonimo di Franco Flakan, l’uomo avrebbe chiesto a un noleggiatore di barche di portarlo in acqua a qualche centinaio di metri dal molo di Castelletto di Brenzone. Qui avrebbe fatto inabissare la cassa con il corpo di Federica Giacomini, ritrovata quattro mesi dopo.

Come riporta L’Arena, Franco Mossoni sarebbe stato riconosciuto dall’ultima perizia psichiatrica “totalmente capace di intendere ma parzialmente incapace di volere”. Per bocca del loro avvocato Paolo Mele, la famiglia Giacomini ha dichiarato di non essere interessata al numero di anni della condanna di Mossoni, ma solo che l’uomo non possa più fare del male ad altri, come accaduto prima ancora dell’omicidio di Federica. Il legale ha anche annunciato: “Chiederemo un risarcimento concreto, non simbolico e ci muoveremo in altre sedi per chiarire le responsabilità di chi l'ha avuto in cura e non ne ha compresa la reale pericolosità”. Mossoni, infatti, è da tempo considerato un soggetto pericoloso. La sentenza è stata rinviata a settembre, quando l’uomo verrà giudicato con rito abbreviato.

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