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Cronaca Legnago / Via Carlo Gianella

Omicidio di Legnago. Matula resta in psichiatria, poi sarà trasferito in carcere

Se Tomasz Piotr Matula non gli avesse staccato il respiratore, Francesco Cevoloni non sarebbe morto. La conferma è arrivata con l'autopsia. Incaricato anche un dottore per fare un quadro psicologico dell'accusato

Se Tomasz Piotr Matula non gli avesse staccato il respiratore, Francesco Cevoloni non sarebbe morto. Tutti l'hanno pensato, ma adesso è arrivata la conferma da parte dell'autopsia, che non ha rivelato nessun segno di aggressione. Al caso di omicidio avvenuto nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Legnago la notte prima di Pasqua si aggiunge un'altra certezza, dopo la convalida dell'arresto, confermata su L'Arena, per il 35enne polacco. Matula resterà sorvegliato in psichiatria finché necessario, poi sarà accompagnato al carcere di Montorio. A suo carico l'accusa di omicidio volontario del 51enne de Cerea Francesco Cevoloni e la devastazione creata nell'ospedale Mater Salutis.

Alle prime domande, Matula ha provato anche a rispondere, nonostante sia tenuto sotto sedativi da giorni e non capisca l'italiano. Ha detto di essersi risvegliato in un luogo che non conosceva, intubato e che l'unico suo pensiero era quello di scappare. Ha scambiato Francesco Cevoloni per un suo amico e, pensando di liberarlo, ha staccato tutti quei tubi che invece permettevano a Cevoloni di vivere.

Per fare un quadro psicologico del 35enne polacco è stato incaricato il dottor Gabriele Rocca, specialista già chiamato in passato per esaminare Andrei Filip, il giovane condannato per il duplice omicidio di Albaredo.

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