Cronaca Via Achille Grandi

Omicidio di Bovolone, accusato il figlio: pochi giorni prima era stato rinviato a giudizio per maltrattamenti

Al termine del lungo interrogatorio che si è tenuto mercoledì, Paolo Bissoli è stato condotto nel carcere di Montorio con l'accusa di aver assassinato la madre, Maria Spadini. ll 52enne si era trasferito da lei, dopo essere stato denunciato da moglie e figlie

Le operazioni dei carabinieri sulla scena del crimine

C'è un indiziato per l'omicidio di Maria Spadini, l'ottantenne trovata morta nella propria abitazione di via Achille Grandi 17, a Bovolone, nella prima mattinata di mercoledì: si tratta del figlio della donna, Paolo Bissoli, classe 1969. Lo stesso Bissoli aveva avvisato i carabinieri il 21 luglio, sostenendo di aver scoperto il corpo dell'ottantenne, senza vita e «in una pozza di sangue», in cucina
I soccorritori del 118 e i carabinieri della stazione di Bovolone si sono recati sul posto, seguiti dai colleghi del Norm di Villafranca e del Nucleo Investigativo di Verona. Bissoli, che poco prima era stati visto in strada a fumare davanti alla villetta dove viveva con la donna, è sceso ad accoglierli per poi conduri sul luogo del delitto, che si sarebbe consumato poco prima, verosimilmente nel lasso di tempo compreso tra le 7 e le 7.40. 
Sul corpo della donna i segni dei fendenti che le sarebbero stati inflitti con due coltelli da cucina nella parte alta della schiena e vicino alla spalla destra. 

Indagine e accusa

Le indagini sono così partite immediatamente, sotto il coordinamento del Pm Maria Federica Ormanni, mentre il cadavere è stato portato all'istituto di medicina legale di Borgo Roma per l'autopsia. 
Senza opporre alcuna resistenza e senza i suoi abiti, presi in consegna dagli inquirenti per analizzarli, Bissoli è stato accompagnato fuori dall'abitazione e condotto in caserma per fornire la propria versione. Secondo il suo racconto, sarebbe uscito molto presto per andare al bar ed una volta rientrato avrebbe trovato la madre morta: apparentemente addosso non aveva tracce di sangue e la porta sul retro della casa sarebbe stata lasciata aperta. Tuttavia la fascia temporale in cui è stato commesso il delitto sarebbe molto stretta e dalla casa non si sa se manchi o meno qualcosa. La porta sul retro era invece aperta, ma al momento si ritiene poco probabile che degli estranei fossero a conoscenza di questo fatto, inoltre il fatto che siano stati usati due coltelli presenti in casa non avvalora la tesi di Bissoli. 
L'interrogatorio dunque è andato avanti tutto il giorno, per poi spostarsi in città su disposizione del Pm: un'audizione che, sulla base di quanto emerso nelle indagini, avrebbe fatto emerge alcune incongruenze nella versione di Bissoli. Alle 18.30 dunque il 52enne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per l'omicidio della madre: difeso dall'avvocato Paraschiv di Verona, è stato condotto nel carcere di Montorio, mentre i carabinieri hanno comunicato che nei prossimi giorni saranno resi noti i dettagli, dopo l’interrogatorio di garanzia e l’udienza di convalida del Gip.

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La situazione

Da verificare dunque il quadro familiare che alcuni vicini avevano definito «normale» e dal quale invece sarebbe nato il delitto. Bissoli in precedenza viveva nel Comune di Zevio con la moglie e le figlie, ma da qualche mese si era separato da loro, in seguito ad alcune denunce per minacce e maltrattamenti (sulle quali aleggia anche lo spettro di abuso d'alcol) per le quali è stato anche rinviato a giudizio. Alle spalle l'uomo ha un precedente per una doppia rapina tentata a Zevio nel 2018 e il fatto di non avere un lavoro stabile, avrebbe incrinato i rapporti con la madre. 
Dal punto di vista psicologico, il 52enne risulterebbe affetto da depressione oramai da due decenni, che curerebbe con psicofarmaci, per i quali avrebbe rischiato la vita due anni fa per averne abusato. 

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