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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Omicidio Armando, dopo 17 anni accusate le figlie

Secondo il pm sarebbero state loro a uccidere la madre con 21 coltellate. Aiutate da tre amici

Bocche cucite. Nessuna smentita e nessuna conferma da parte degli investigatori sulla riapertura delle indagini riguardanti la morte di Maria Armando Montanaro. L'efferato omicidio di diciassette anni fa, di cui si parlò per molto tempo, dell'infermiera quarantaduenne di San Bonifacio con ventuno coltellate e l'oltraggio con un bastone nelle parti intime.

Il pubblico ministero Giulia Labia, come ha anticipato il Corriere di Verona, è convinto che gli escutori materiali dell'omicidio siano le due figlie della donna, Katia e Cristina Montanaro, rispettivamente di 36 e 38 anni. Ma non avrebbero fatto tutto da sole. Avrebbero partecipato anche Alessandra Cusin e Marika Cozzola, due amiche, e l'ex fidanzato di Cristina. L'argentino, ora 40enne, Salvador Versaci. La svolta alle indagini sarebbe arrivata da un'intercettazione telefonica dei carabinieri, nella quale uno dei presunti complici avrebbe rivelato che Maria Armando sarebbe stata ammazzata per l'eredità. Ma il giudice per le indagini preliminari ha respinto le richieste di arresto perché avrebbe considerato inutilizzabile l'intercettazione. Non sarebbe stata correttamente autorizzata. 

L'unico indagato per il delitto fu Alessio Biasin, preside di una scuola media che aveva una relazione con la vittima. La pista passionale, però, si rivelò errata. Biasin venne scarcerato dopo quasi quattro mesi di detenzione e in seguito fu risarcito per l'ingiusta detenzione. Da lì si è brancolato nel buio. Fino a oggi.

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