Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Oliviero Toscani dopo le polemiche sui "veneti ubriaconi" torna a Verona

Una conferenza al Polo Zanotto dell'Università di Verona con ospite il fotografo Oliviero Toscani, si è svolta nella giornata di ieri lunedì 9 novembre.

Oliviero Toscani, artista fotografo col gusto dello scandalo e della provocazione, nella giornata di ieri lunedì 9 novembre ha partecipato alla conferenza tenutasi al Polo Zanotto organizzata da suor Germana Canteri e da Tiziana Cavallo, professoressa di  "Comunicazione Multimediale" presso l'Università di Verona. Toscani non si sente publlicitario, ma il mondo della comunicazione lo conosce bene e le sue campagne pubblicitarie per Benetton ed altri brand sono passate alla storia grazie anche alle polemiche che sono state in grado di suscitare (tra le più note quella alimentata da Pier Paolo Pasolini).

Formatosi a Zurigo sotto un maestro come Oscar Stauffer, traduttore tra le altre cose dei testi di Marcel Duchamp, di quest'ultimo Oliviero Toscani conserva forse la capacità di sorprendere e talvolta sconvolgere lo spettatore delle sue opere, o se non altro ne mantiene la convinta volontà a farlo. Inevitabile per il fotografo nato a Milano ed oggi adottato dalla regione Toscana, ritornare su quelle sue parole pronunciate a Radio 24 che avevano fatto infuriare mezzo Veneto.

Una battuta, forse, una mezza verità, forse, una banale e gratuita cattiveria, forse, di certo parole messe in fila l'una dietro l'altra in grado di attirare l'attenzione della massa. Dopo il celeberrimo «i veneti sono degli ubriaconi, basta sentire il loro accento», si era mobilitato persino il governatore della Regione muovendo nei confronti di Toscani una dura reprimenda ed esigendone le scuse ufficiali. E invece Toscani, il provocatore, ama la recidivia, così durante la conferenza di ieri ha piuttosto preferito ribadire il concetto, seppur ammormidendolo leggermente: «Ho vissuto qui per un po' e ho familiarizzato con questa dolce cantilena dal sapore un po' etilico. Ma il mio non voleva essere un insulto. Amo molto il vino, specialmente i rossi, tanto da produrne di mio in Toscana».

Recidivo e conciliante, anche perché in fondo probabilmente poco interessato a far proseguire una querelle che, dal canto suo, Toscani considera già chiusa. E i tanti veneti offesi? Probabilmente nessuno di loro comprerà mai il libro, presentato per l'occasione, che riassume i 50 anni del suo lavoro, e a perderci qualcosa potrebbe non essere soltanto il celebre fotografo. Quest'ultimo non ha peli sulla lingua e nemmeno ama i filtri davanti all'obiettivo della macchina fotografica, almeno stando alle sue parole pronunciate ieri: «La fotografia ci mostra la realtà più dura e imbarazzante. Possiamo osservare una scena cruenta in un dipinto senza venirne scossi. Non con la fotografia. Il coinvolgimento è tale da arrivare a farci girare lo sguardo dall'altra parte. Tutto può essere fotografato». Tutto può essere fotografato, tutto può essere detto, non tutti possono essere concordi.

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