Cronaca Centro storico / Via Roma

Lavoratori di Fondazione Arena spostano l'assemblea permanente, ma l'occupazione continua

Il blitz della Digos nella sala Fagiuoli della sede di via Roma di lunedì 16 novembre non è servito a sgomberare il locale, ma con i sindacati si è accettata la proposta di trasferimento dell'assemblea permanente

Da mercoledì 18 novembre, l'assemblea permanente attivata dai lavoratori di Fondazione Arena in sala Fagiuoli nella sede di via Roma sarà spostata nella sala Bra di fronte a Palazzo Barbieri. Il sovrintendente Francesco Girondini aveva chiesto questo trasferimento entro le 18 di lunedì 16 novembre. Questo non è avvenuto e nella sala di via Roma è arrivata la Digos. Lo sgombero non è andato a buon fine, ma i sindacati hanno proposto una mediazione, cioè di trasferire l'occupazione mercoledì sera, dopo l'incontro che i sindacati stessi avranno con Girondini a Palazzo Barbieri.

Contro la richiesta di trasferimento di Girondini, si era subito scagliato il consigliere del Movimento 5 Stelle Benciolini, ma sulla questione della revoca del contratto integrativo e dell'occupazione da parte dei dipendenti che ne è seguita, è intervenuta su L'Arena anche la deputata Pd Alessia Rotta: "Con i rappresentanti dei dipendenti abbiamo concordato sulla necessità di trasparenza da parte della Fondazione e sull’urgenza di intervenire per ripianare la situazione finanziaria. In gioco non c’è solo il contratto integrativo dei lavoratori, ma l’esistenza stessa della Fondazione". Lunedì 16, infatti, i sindacati hanno incontrato consiglieri e parlamentari del Partito Democratico. Tra i temi affrontati, il risanamento del debito dell'ex ente lirico. Tra le soluzioni emerse, il ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti. Un'altra soluzione proposta sarebbe la possibilità di accedere alla legge Bray, ma solo con la riapertura dei termini per fare richiesta. Questa legge permette la copertura dei debiti da parte dello Stato, ma a fronte di un commissariamento e con l'obbligo di riportare in pareggio l'esercizio, anche attraverso una ristrutturazione organica, che si tradurrebbe in un probabile taglio del personale, soluzione non auspicabile.

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