Verso un nuovo Dpcm? Lockdown totale o soft? Le date probabili e le ipotesi in campo

L'aumento dei contagi e il numero dei morti registrati venerdì 30 ottobre in Italia, ha segnato un'improvvisa accelerata verso quelle che potrebbero essere le nuove decisioni del governo

Premier Giuseppe Conte 31 ottobre 2020

Il record negativo di casi (oltre i 31 mila) e morti (ben 199) registrato ieri, venerdì 30 novembre, a livello nazionale parrebbe aver nuovamente accelerato i tempi nelle decisioni future del governo. Se inizialmente il premier Giuseppe Conte dopo aver firmato l'ultimo Dpcm, il terzo in un paio di settimane, pareva intenzionato ad attendere fino al 9 novembre prossimo per valutare eventuali nuovi provvedimenti, ora la musica sembrerebbe essere cambiata. E a mutare potrebbero essere così ancora le regole di questo che assomiglia sempre più ad un terribile "gioco al massacro" dove sul tavolo vi sono, entrambe da difendere e proteggere, tanto la salute pubblica quanto l'economia del Paese.

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Si è ormai entrati nel weekend e come tutti hanno imparato ogni "maledetta domenica" potrebbe essere foriera di novità. Condizionale d'obbligo naturalmente, ma ormai parrebbe certo che se anche un nuovo Dpcm non dovesse arrivare domani, a quel punto le cose potrebbero cambiare già a metà della settimana prossima, in particolare la data ventilata come la più probabile è quella di mercoledì 4 novembre quanto Conte è atteso in parlamento per fare il punto sulla situazione. Nel frattempo il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha evocato giusto ieri lo spettro dello «scenario quattro» come ormai prossimo per molte zone d'Italia. Di fatto si tratta dell'incapacità da parte del Sistema sanitario nazionale di reggere l'onda d'urto di ricoveri che si rendano necessari a causa del virus. La situazione per regioni come Lombardia, Campania, Val d'Aosta, Liguria e Lazio, non sarebbe così lontana dal realizzarsi. Di qui dunque l'impellenza che oggi il governo sente e che con ogni probabilità porterà a nuovi provvedimenti, ma quali?

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Non è naturalmente semplice capire quali potrebbero essere le nuove strategie che il governo nazionale sceglierà di adottare, a fronte come detto di una doppia esigenza: tutelare la salute ed evitare il collasso del Sistema sanitario nazionale, ma anche non affossare l'economia del Paese e dunque evitare il blocco totale di imprese, negozi ed esercizi commerciali non ritenuti essenziali come avvenne nel lockdown di marzo scorso. Sul tavolo vi sarebbero dunque al momento due ipotesi principali, una senz'altro molto simile al precedente lockdown in Italia, un'altra invece meno generalizzata e più selettiva nell'andare a coinvolgere con provvedimenti più restrittivi alcune aree specifiche del Paese ad oggi particolarmente in difficoltà.

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Premier Giuseppe Conte 31 ottobre 2020

Nel caso di lockdown generalizzato, l'ipotesi più drastica in sostanza, dovrebbero restare aperte fabbriche e negozi che vendono generi di prima necessità, mentre per quel che riguarda le scuole resterebbero in funzione solo le materne ed elementari. Oltre a ciò tornerebbero restrizioni e divieti sugli spostamenti che potranno essere giustificati solo per le ormai famose "comprovate esigenze lavorative", "situazioni di necessità o salute" e "situazioni d'urgenza". Su quest'ultimo punto, fatto salvo il ripristino dell'autocertificazione, resterebbe però da chiarire se le limitazioni saranno a livello regionale, oppure comunale.

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L'ipotesi di un lockdown soft, o light, insomma meno impattante sulla vita di tutti i giorni ma soprattutto mirato in alcuni territori, dovrebbe prevedere appunto delle chiusure localizzate geograficamente e, dunque, circoscritte eventualmente a delle Regioni, o addirittura a dei Comuni particolarmente in difficoltà. Il premier Conte oggi ha parlato alla festa del quotidiano Il Foglio confermando che il governo è impegnato a lavorare circa l'ipotesi di prossime misure «più restrittive» a livello «sub-provinciale». Verrebbe poi ulteriormente incentivato il cosiddetto smart working, o lavoro agile da casa sia per i dipendenti pubblici che privati, ma potrebbero ugualmente essere imposti in tutta Italia dei vincoli e divieti agli spostamenti delle persone, anche in questo caso da capire se a livello interregionale oppure tra Comuni. In ogni caso, è assai probabile anche per quest'ipotesi di lockdown soft il ripristino dello strumento dell'autocertificazione.

Sulla scuola, inoltre, sarebbe pressoché certa l'estensione della DAD ai vari istituti d'Italia, per quanto qui la partita è tutta interna al governo con le molte resistenze a fare passi indietro sul tema da parte del ministro dell'Istruzione Azzolina. In merito, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo ha fatto però capire espressamente, dicendo che «l'impennata della curva epidemiologica rischia di mettere in discussione anche la didattica in presenza nelle scuole». Dal punto di vista delle attività produttive e commerciali, in modo non troppo dissimile dalla prima ipotesi, resterebbero garantite quelle ritenute essenziali, ma è naturalmente la parte più delicata sulla quale ogni previsione di dettaglio rischia di rivelarsi ad oggi un azzardo.

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