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Nubifragio nel Veronese, non è ancora finita: altre 48 ore di terrore

La Regione dirama lo stato di allerta su tutto il territorio a partire da domani mentre tutta la provincia fa ancora i conti con l'alluvione della scorsa notte

Due giorni di paura, un intermezzo di quiete e poi è già annunciata una nuova tempesta. In riferimento alla situazione meteo, il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto ha dichiarato infatti lo stato di allerta su tutto il territorio regionale per rischio Idrogeologico dalle 14 di domani, venerdì 10 maggio, alle 24 di sabato 11 maggio. La Regione ha richiesto l’attivazione dei servizi di emergenza della Protezione civile secondo quanto previsto dai rispettivi Piani. I Comuni invece sono tenuti come sempre a monitorare l’evoluzione dei fenomeni, assumendo gli opportuni provvedimenti.

Così, in tutto il Veronese compreso il capoluogo, si fanno gli scongiuri. Le alluvioni che tempo fa sembravano limitarsi all'Est provinciale, da ieri sono diventate un problema per tutti. La Bassa è finita sott''acqua: Isola della Scala e Nogara stanno ancora contando i danni alle risaie e a Bonferraro e Gazzo il fango vicino le strade si sta seccando in questi minuti. Ormai i cittadini vivono nel terrore di vedersi allagate cantine, auto e negozi. A Nogara, in particolare, almeno 20 famiglie sono rimaste isolate per ore per gli allagamenti tra via Spin e via Oson, al confine con Bonferraro. A mettere a dura prova gli argini sono stati gli 80 millimetri di pioggia caduti nella notta tra martedì e mercoledì. I fossi e i canali sono esondati, e i residenti hanno dovuto tapparsi nelle case. I tecnici della Protezione civile, chiamati in causa dal sindaco di Nogara, Luciano Mirandola, hanno dovuto lavorare ore per rimettere in sesto la circolazione. Un disastro idrico era il pensiero ricorrente nelle loro menti, ieri, quando non riuscivano più a distinguere i campi dalla strada. Si andava sotto d mezzo metro. Idem a Gazzo, dove altre dieci famiglie si sono rinchiuse in casa per respingere ondate di acqua. Tutto si è fermato: posti di lavoro deserti, scuole chiuse.

Sul versante a Est, a Monteforte d'Alpone, da dove era partito il primo allarme (e dove si sperava restasse), la notte è stata ancora di quelle che non si dimenticano. Cantine allagate, strade invase dal fango, tombini stappati. Il sindaco, Carlo Tessari, ha chiesto lo stato di calamità naturale. Ma proprio adesso che gli animi si sono calmati, la situazione rischia di precipitare ulteriormente. Il fango deve ancora staccarsi dagli stivali che già potrebbero tornare in ammollo. Altre 24 ore di paura, in breve, in tutta la provincia.

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