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Ricorso No Tav respinto dal Tar. "Ricorreremo al Consiglio di Stato"

"Né condivisibile né convincente", così viene definita la sentenza del tribunale del Lazio che ha respinto le obiezioni presentati dai contrari all'Alta Velocità Brescia-Verona

Il via libera al Cipe per l'approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell'Alta Velocità Brescia-Verona, la reiterazione del vincolo di esproprio e il parere di compatibilità ambientale. Diversi erano gli argomenti del ricorso presentato al Tar del Lazio dal coordinamento No Tav Brescia-Verona e da altri comitati territoriali. Un ricorso recentemente respinto dal tribunale amministrativo, una sentenza che i No Tav definiscono né condivisibile né convincente. "Ci sono alcuni vizi di forma che non rendono lineare il discorso fatto dal Tar - scrive il coordinamento - Leggendo la sentenza si nota che per respingere il ricorso il tribunale ha utilizzato talvolta motivazioni che sono usate anche per sostenere principi opposti, mentre in altre parti vengono respinti i motivi del ricorso pretendendo di rendere immodificabile la situazione approvata oltre 14 anni fa riguardo al progetto. Davanti a 'errori' del genere come possiamo pensare che questa risposta sia veramente ponderata su basi solide e concrete che vadano a tutelare noi e la nostra terra? Ma andando avanti troviamo che è stata dichiarata inammissibile anche la richiesta di sottoporre alla Corte di Giustizia la questione dell'affidamento diretto dell'opera ai contraenti generali, in quanto i ricorrenti non avrebbero la legittimazione attiva a contestare tale affidamento".

"Il Tar, inoltre, legittima la costruzione di questa grande opera risolvendo i problemi strada facendo - continuano i ricorrenti - E vergognoso, a nostro parere, è come siano state liquidate le censure di carattere ambientale come la salvaguardia del Laghetto del Frassino, la bonifica della Galleria di Lonato o l'eliminazione dei possibili effetti negativi della vicinanza dei cantieri alle aree destinate a parco, sostenendo che esse saranno oggetto di specifici approfondimenti e di apposite misure di mitigazione, dimenticando però che si tratta di approfondimenti che dovevano essere contenuti già nel progetto definitivo in quanto il progetto esecutivo non sarà sottoposto alla stringente procedura amministrativa del progetto definitivo. Anche nei confronti delle censure riguardanti gli espropri e la distruzione dei vigneti il Tar ha rinviato ad un momento successivo l'elaborazione di criteri condivisi con le associazioni di agricoltori dimenticando che il progetto preliminare imponeva tale adempimento con il progetto definitivo e non in un momento successivo. Ma è ben chiaro che chi costruisce quest'opera non ha alcun interesse a tutelare o guadagnare meno per salvare parti del territorio o gli interessi dei singoli, quindi questa risposta è a maggior ragione inaccettabile".

Infine, il Tar ha anche respinto la censura sulla mancata Vas (valutazione ambientale strategica) in via preventiva sul progetto dell’opera pubblica. "Hanno ritenuto che la Vas non fosse necessaria, ma hanno dimenticato che la valutazione dovrebbe essere fatta quantomeno con l'approvazione del progetto definitivo - concludono i No Tav - La sentenza del Tar Lazio a nostro parere non è condivisibile e verrà quindi appellata al Consiglio di Stato. Chiederemo inoltre l'intervento della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo".

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