Alta Velocità, i No Tav veronesi si rivolgono al Tar del Lazio e all'Unesco

Il coordinamento locale ha impugnato due provvedimenti e ha presentato un esposto in difesa del laghetto del Frassino di Peschiera del Garda

Più si fanno concrete le possibilità della creazione di una linea ferroviaria ad Alta Velocità tra Brescia e Verona, più si accende la lotta del coordinamento No Tav Brescia-Verona.

"Il Cipe - fanno sapere dal coordinamento - ha approvato la reiterazione del vincolo preordinato all'esproprio. Si tratta della seconda reiterazione del vincolo e della terza volta che esso viene posto a partire dal 2001. Inoltre è stato espresso il parere di compatibilità ambientale (Valutazione Ambientale Strategica - Vas) dell’allegato infrastrutture al documento di economia e finanza del 13 novembre 2015. Quest’ultimo documento contiene anche la tratta Brescia-Verona dell’Alta Velocità. La Vas è stata fatta dal Governo in quanto essa deve essere obbligatoriamente espressa sul piano generale dei trasporti. Abbiamo ritenuto opportuno impugnare entrambi i provvedimenti avanti il Tar del Lazio come motivi aggiunti al ricorso precedente già notificato e depositato ad aprile 2016".

Il ricorso per i motivi aggiunti è già stato notificato e il coordinamento ha evidenziato alcuni vizi: "L'illegittimità dell’ulteriore periodo di reiterazione del vincolo espropriativo, la scadenza del vincolo espropriativo prima dell'approvazione della delibera del Cipe, l'illegittimità della pretesa di far valere la Vas appena approvata anche per il progetto definitivo dell’Alta Velocità". 

Per questo ricorso il Tar laziale ha fissato l’udienza per il prossimo 9 gennaio. "Abbiamo provveduto al deposito dell'esposto all'Unesco - concludono i No Tav veronesi - riguardante il laghetto del Frassino di Peschiera del Garda, trattandosi di un bene protetto che subirà gravissimi danni idrogeologici dalla costruzione della linea ad Alta Velocità".

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