Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca Centro storico / Piazza Brà

L'azienda Nico.Fer interdetta dai bandi pubblici. Possibili infiltrazioni mafiose

Il Prefetto Mulas ha firmato ieri l'interdizione dagli appalti pubblici nei confronti dell'azienda Nico.Fer, il cui titolare è Moreno Nicolis, sospettato di intrattenere rapporti con la criminalità organizzata

Nella giornata di ieri il Prefetto salvatore Mulas ha posto la sua firma in calce al documento che segna l’interdizione dagli appalti pubblici per la ditta Nico.Fer, il cui titolare è Moreno Nicolis di anni sessanta. Quest’ultimo a capo del Gruppo di via Turbinia nel quartiere Chievo, era già finito nel vortice dell’indagine “Aemilia” che mirava a fronteggiare le infiltrazioni mafiose nel nord Italia. Accusato di tentata estorsione era stato rilasciato per insufficienza di prove.

La sequela processuale del Nicolis è piuttosto articolata: l’impianto accusatorio lo vorrebbe coinvolto in diversi scambi di favore con altri imprenditori, di origine calabrese, legati per lo più ad ambienti criminali. In particolare viene contestato dall’accusa all’imprenditore veronese un pranzo con il boss della cosca Grande Aracri, nel 2011 verso la fine di dicembre. Un incontro che mirava, sempre secondo il Gip, a costituire una società che si occupasse della lavorazione del ferro da rendere operativa nelle zone poste sotto il controllo della cosca di Cutro.

La misura emessa ieri dalla Prefettura, nei confronti dell’azienda Nico.Fer, non costituisce alcun atto conclusivo, essendo piuttosto una misura preventiva. La commissione prefettizia che ha condotto le indagini, si è limitata infatti a deliberare l’interdizione della ditta di Moreno Nicolis, rispetto alla partecipazione a qualsiasi gara d’appalto pubblica. Una forma di prevenzione più che legittima, volta a impedire l’instaurarsi di rapporti con l’amministrazione pubblica, da parte di soggetti che possono essere ritenuti intrattenere rapporti con la criminalità organizzata. Da rilevare in questo senso come lo stesso Moreno Nicolis, potrà ancora rivalersi al Tar e continuare a difendersi in tribunale.

Nel frattempo la scorsa settimana, la stessa procura emiliana che si era occupata anche del Nicolis, ha annunciato la fine delle indagini che, tra le centinaia di persone coinvolte, vede contestati una serie di reati, dal riciclaggio all’estorsione, dall’usura all’omicidio e all’associazione di stampo mafioso, anche a sette persone residenti nel veronese. Stando a quanto riporta l’Arena, si tratta di Salvatore Cappa, accusato di essere colui che organizzava fatturazioni per operazioni inesistenti e gestiva diversi appalti; Francesco Gullà, uno degli stretti collaboratori proprio di Cappa, insieme a Salvatore Lerose. Ad Andrea Bighignoli, invece, viene imputato di aver fatto da prestanome, a Raffaele Oppido di essersi intestato dei beni e a Salvatore Grossetti di aver realizzato una rapina.

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