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Neonato muore prima del parto: da quattro anni i genitori cercano giustizia

Era il 27 settembre 2009 quando una coppia di veronesi avrebbe dovuto ricevere la più lieta delle notizie, ma le cose non andarono come previsto e la piccola morì in via intrauterina. Da allora la coppia cerca giustizia per via legale

Un caso di sofferenza e dolore, di speranze disilluse e persone che chiedono giustizia. Era il 27 settembre 2009 quando una coppia di veronesi, al reparto maternità di Borgo Roma, avrebbe dovuto ricevere la più lieta delle notizie. Purtroppo però le cose non andarono come previsto e la piccola morì in via intrauterina. Da allora, da quattro anni, la coppia, residente nella Bassa, cerca giustizia per via legale.

CASO GIUDIZIARIO - L'accusa si scagliò contro i due medici responsabili del parto, sostenendo che non avessero preso in considerazione i segnali di sofferenza fetale pochi minuti prima del parto. Uno dei due dottori ha patteggiato a fine dicembre dello scorso anno sei mesi di reclusione con pena sospesa. L'accusa era quella di omicidio colposo, la stessa di cui ora deve rispondere anche il secondo medico, il cui processo è iniziato proprio ieri ed entro la fine dell'anno si dovrà avere la sentenza. Il processo, in realtà, si è aperto con un piccolo colpo di scena. Al giudice Monica Sarti, infatti, era stato assegnato il fascicolo ma si è subito dichiarata incompatibile. Il motivo? Era stata anche il gip che aveva archiviato la posizione di altri sanitari, coinvolti nel tragico episodio. Il processo si è così spostato dal secondo al primo piano dell'ex Mastino nell'aula del giudice Giorgio Piziali. Una volta superate le eccezioni preliminari, il magistrato ha aperto il dibattimento, rinviandolo a fine ottobre in due diverse udienze durante le quali saranno ascoltati prima i testimoni e poi i consulenti.

LE DUE VERSIONI - Il processo si giocherà soprattutto sulle tesi prospettate dai consulenti di accusa e difesa. La relazione della professoressa Rossella Snenghi e del collega Gianfranco Fais, nominati dal pm Giulia Labia, ha fissato che l'ora del taglio cesareo per la nascita della piccola si imponeva alle 7.30 del 27 settembre 2009, una volta manifestatisi i primi segni di sofferenza del feto. Eppure non è stato effettuato neanche alle 9.10 di quella stessa mattina quando, sempre a parere dei consulenti del pm, quell'operazione era diventata improrogabile. La bimba perse la vita “prima dell'estrazione fetale alle 11.23 in condizioni di asfissia fetale”, riporta il capo d'imputazione. La difesa del medico ha eccepito fin dall'udienza preliminare che quella mattina il medico finì il servizio alle 8, lasciando la gestione del parto al collega. Il consulente della difesa, inoltre, sostiene che prima della fine del turno del suo cliente non si era presentata alcuna necessità di procedere al parto. A questo punto, però, la verità sarà decisa dal tribunale.

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