"Isola scaligera", Tosi sereno: «Ne uscirò estraneo». Bigon (Pd): «Campanello d'allarme»

L'ex sindaco accusato di concorso in peculato nega ogni coinvolgimento: «Non ne so nulla»

Flavio Tosi con Patrizia Bisinella - immagine d'archivio

La maxi operazione contro la 'ndrangheta, nell'alveo dell'inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia denominata "Isola scaligera", che all'alba di ieri, giovedì 4 giugno, ha scatenato un vero e proprio "terremoto" in terra veronese, ha altresì provocato anche numerose reazioni politiche in queste ore. A finire in carcere, secondo quanto si apprende, sono al momento state 17 persone, mentre altre 6 sono state messe agli arresti domiciliari e per ulteriori 3 è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini sono state avviate già nel 2017 per proseguire poi durante il 2018 e a condurle sono stati gli investigatori della prima divisione del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia, oltre che gli agenti delle squadre mobili di Verona e Venezia.

L'ex sindaco Flavio Tosi: «Ne uscirò totalmente estraneo»

Ad oggi l'inchiesta non appare conclusa e vi sono altre persone che risultano essere indagate oltre a quelle che finora sono già state interessate da misure cautelari. Nome di spicco tra gli indagati che rimbalza ovunque su tg e quotidiani, anche nazionali, è quello di Flavio Tosi. L'ex sindaco di Verona sarebbe infatti coinvolto, naturalmente secondo l'ipotesi accusatoria, nel reato di "concorso in peculato" nell'ambito di una presunta distrazione di denaro, si tratterebbe di una somma «non inferiore ai 5 mila euro», che l'ex presidente dell'azienda municipalizzata veronese Amia avrebbe operato in relazione ad un pagamento verso un'agenzia di investigazioni privata. Stando sempre alle accuse rivolte tanto nei confronti dell'ex presidente di Amia (al momento posto agli arresti domiciliari), quanto dell'ex sindaco, le prestazioni dell'agenzia di investigazioni non sarebbero state fatte a favore dell'azienda che si occupa del servizio di raccolta dei rifiuti, ma a vantaggio dello stesso Flavio Tosi e, di qui, dunque l'ipotesi del reato di "concorso in peculato".

Il diretto interessato Flavio Tosi nelle sue dichiarazioni a caldo ha però recisamente smentito ogni tipo di coinvolgimento con quanto gli viene contestato: «Non ne so nulla, ne uscirò totalmente estraneo, come in tutte le altre occasioni». Questo infatti è stato il commento dell'ex sindaco di Verona, il quale ha poi ricordato: «Da sindaco sono sempre stato rigorosissimo nel mio mandato, tanto da non avere utilizzato per molti anni autisti e veicoli a carico del Comune pur avendone diritto, facendo risparmiare alle casse pubbliche decine di migliaia di euro». Flavio Tosi ha quindi voluto evidenziare di sentirsi tranquillo al riguardo: «La presente indagine nei miei riguardi, che mi risulta essere rivolta a tutt'altri aspetti e che anche questa volta apprendo dai mass media, mi fa francamente sorridere».

L'ex sindaco scaligero ha poi aggiunto: «Nel 2006 da assessore regionale subii addirittura una perquisizione domiciliare, salvo poi essere totalmente prosciolto: il magistrato di turno mi querelò per la mia replica piuttosto forte, il che mi costò migliaia di euro per aver proclamato e difeso la mia innocenza. Lo stesso copione si è ripetuto altre volte nel tempo, da ultimo nel 2014, ed il sottoscritto ne è uscito totalmente estraneo, tanto per cambiare. Pertanto - ha concluso l'ex sindaco ed attuale consigliere comunale Flavio Tosi - ho moderato i toni della presente risposta, per evitare di essere querelato da qualche collega di Palamara, per il rispetto che provo nei confronti della Magistratura». Concetti che sono stati ribaditi anche dalla consigliera comunale Patrizia Bisinella, ex senatrice e attuale compagna di Flavio Tosi, la quale in un'intervista televisiva andata in onda su TeleArena ha evidenziato come l'ex sindaco sia del tutto «sereno» e che «si dimostrerà estraneo», sottolineando come l'accusa nei suoi confronti, quella cioè di "peculato", appaia «slegata dal resto delle indagini» che, lo ricordiamo, perseguono anzitutto i reati di «associazione mafiosa, truffa, riciclaggio ed estorsione».

Anna Maria Bigon (Pd): «Campanello d'allarme preoccupante»

In attesa che il quadro si chiarisca ulteriormente, sono tuttavia giunti già numerosi commenti da parte di esponenti politici sia locali che nazionali in merito alla vicenda. Tra questi, quello della consigliera regionale veronese del Partito democratico Anna Maria Bigon che, in una nota, si esprime così: «La maxi operazione anti 'ndrangheta a Verona certifica, ancora una volta, la presenza ormai radicata della criminalità organizzata anche in Veneto. Purtroppo non ci sorprende visto che lo denunciamo da tempo, a differenza di chi si ostina a dire, con voce sempre più flebile, che al Nord la mafia non esiste. Come se avessimo degli anticorpi speciali».

La stessa consigliera regionale Anna Maria Bigon, circa l’indagine che ha portato all’arresto di 17 persone più altre sei ai domiciliari e al sequestro di beni per 15 milioni di euro, ha quindi aggiunto: «È un altro campanello d’allarme particolarmente preoccupante dopo quanto accaduto a Eraclea perché emergono possibili legami tra politica e criminalità organizzata, - ha evidenziato l’esponente dem Anna Maria Bigon - poiché dalle indagini risulterebbero contatti tra esponenti legati a una ‘ndrina degli Arena-Nicoscia e Amia, la società pubblica di gestione dei rifiuti. Ringraziamo magistrati e forze dell’ordine per il loro lavoro, serve un impegno altrettanto forte da parte di tutte le istituzioni, - ha concluso la consigliera regionale veneta Anna Maria Bigon - anche perché con la crisi economica conseguente all’epidemia di Covid, i tentativi di infiltrazione nel tessuto economico e sociale della nostra regione sono destinati ad aumentare».

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