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Naufragio di Rimini: tutti e due i sopravvissuti non sono in pericolo di vita

Luca Nicolis ha abbandonato l'ospedale già nel pomeriggio di mercoledì, mentre Carlo Calvelli è stato trasferito dal reparto di rianimazione per il migliorare delle sue condizioni di salute, dopo l'ipotermia che lo aveva colpito

Entrambi ora sono fuori pericolo, i due sopravvissuti al naufragio di una barca avvenuto nel porto di Rimini nel tardo pomeriggio di martedì, che è costato la vita a quattro persone. 

Luca Nicolis, 39enne titolare della "Bottega del vino" di Verona, ha abbandonato l'ospedale di Rimini nel primo pomeriggio di mercoledì e si è diretto al molo, dove la barca sulla quale viaggiava il giorno prima si è schiantata sugli scogli. Un incidente nel quale è morta la fidanzata dell'uomo, Alessia Fabbri di 38 anni, il padre di lei, Alessandro Fabbri, insieme a Enrico Martinelli ed Ernesto Salin. E proprio la compagna è stato il primo pensiero di Nicolis anche quando è stato portato al Pronto soccorso, dove gli sono stati curati un piccolo trauma cranico e alcune contusioni: ma per Alessia, così come per le altre tre vittime, i soccorritori non hanno potuto fare niente. 
Preoccupavano di più invece le condizioni dell'altro sopravvissuto, Carlo Calvelli, otorinolaringoiatra di 69 anni, portato all'Infermi di Rimini in stato di ipotermia, dopo essere stato recuperato dagli scogli. L'uomo era stato inizialmente ricoverato nel reparto di rianimazione, salvo poi essere spostato per il miglioramento del suo stato di salute. 

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Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Rimini ha aperto un fascicolo contro ignoti per naufragio colposo e l’imbarcazione è stata posta sotto sequestro. Questo per fare maggiore chiarezza possibile su una tragedia che è costata la vita a quattro persone, tra le quali due componenti della famiglia Fabbri, con la moglie di Alessandro, Elena, distrutta dal dolore. 

Anche il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, è intervenuto sulla tragedia, così come fatto anche dal primo cittadino di Verona, Flavio Tosi. Ecco le sue parole riportate da Riminitoday.it.

Questo è un giorno di disperazione e di dolore per la nostra comunità. Ed è un giorno in cui è difficile anche fare il sindaco per trovare quelle parole che vadano al di là di un cordoglio istituzionale, dell’attestato di una umana vicinanza verso chi ha perso un figlio, un coniuge, un parente, un amico, un semplice conoscente. Ogni volta che accade un evento traumatico, è tutta la città a perdere un nuovo pezzo, a smarrire il senso di un cammino. Lo è quando una donna perde la vita in un incidente stradale, lo è quando quattro persone vengono sopraffatte e ingoiate dalla furia del mare e della natura. Ci sono allora tragedie che ci segnano in modo indelebile, per mille motivi: il ritrovamento dei corpi dispersi dell’imbarcazione ‘Dipiù’- avvenuto in un luogo come il porto e la ‘palata’ che è parte essenziale dell’anima riminese, del suo passato, del suo futuro- fa calare su questa giornata e su Rimini un velo spesso e nero, un dramma che ne richiama un altro, anche questo indelebile sulla pelle dei riminesi: la tragedia del ‘Parsifal’. Il dolore ci colpisce tutti in queste ore anche in maniera intima, personale. Ogni persona che abita in questa città è profondamente toccata e sconvolta per questo fatto enorme. Siamo profondamente vicini al dolore di chi si è salvato e alle famiglie di chi non è riuscito a sopravvivere alla furia del mare. Infine un pensiero e un ringraziamento a tutti coloro i quali da ieri e ininterrottamente per ore hanno messo a repentaglio la loro vita per cercare di salvare le altre vite in mare. Dai Vigili del Fuoco, alla Capitaneria di Porto, alla Guardia Costiera, alla Polizia di Stato, al supporto dell’Ausl e Polizia municipale è venuta una dimostrazione di eroismo, di coraggio e di umanità che comunque resta ed è preziosa, ed è testimonianza della profonda e commovente solidarietà di tutta la comunità riminese.

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