Vacanze di Natale in lockdown: non un film di Vanzina, ma la previsione del prof. Crisanti

Il professore ordinario di Microbiologia evidenzia come il sistema di contact tracing sia già oggi «al collasso» e dunque perda di efficacia: «Ieri in Veneto con 366 casi positivi avremmo dovuto mettere in isolamento 5 mila persone, invece ne sono state messe solo 660»

Il professore ordinario di Microbiologia all'università di Padova Andrea Crisanti - foto frame video RaiNews24

Il professore ordinario di Microbiologia all'università di Padova Andrea Crisanti appare piuttosto pessimista circa il prossimo futuro dal punto di vista dell'evolversi della pandemia da coronavirus Sars-CoV-2 anche in Italia. In una recente intervista rilasciata a RaiNews24, infatti, Andrea Crisanti ha commentato così le nuove disposizioni normative stabilite dal governo con l'approvazione dell'ultimo Dpcm valido fino al 13 novembre 2020: «Penso che questi provvedimenti abbiano lo scopo di far diminuire i contatti non protetti tra le persone e l'impatto che queste misure avranno lo sapremo tra un paio di settimane. Sono misure di buon senso, ma penso dovremmo concentrarci sulla capacità che abbiamo sul territorio di bloccare la trasmissione e questo invece mi fa essere preoccupato perché, ad esempio in Veneto, ma vale un po' per tutta Italia, noi ieri abbiamo avuto 366 casi e 660 isolamenti. In genere, - ha spiegato il professor Andrea Crisanti - 1 caso genera 10/15 contatti e quindi ieri in Veneto con 366 casi avremmo dovuto mettere in quarantena o isolamento circa 5 mila persone, di fatto ne mettiamo solo il 5% e questa è la fotografia della capacità di interdizione che noi abbiamo in tutta Italia».

In sostanza a preoccupare il professor Crisanti sarebbe l'incapacità di effettuare un adeguato contact tracing con l'aumentare dei casi di soggetti positivi e, dunque, anche la connessa diminuzione dell'impatto dei tamponi sulla gestione del contagio, con l'instaurarsi così di un «circolo vizioso che fa aumentarre la trasmissione». Crisanti spiega: «Più che norme sul comportamento, bisognerebbe concentrarsi su come bloccare il virus sul territorio, perché tra 15 giorni non vorrei trovarmi a discutere di 10/12 mila casi al giorno». 

Il professor Crisanti nel corso dell'intervista ha quindi ricordato l'esempio della Gran Bretagna, dove si sono presi provvedimenti simili agli ultimi adottati dal governo in Italia: «Hanno limitato gli orari dei pub, vietato le riunioni a casa, ma comunque non ha funzionato e alla fine hanno dovuto fare dei lockdown per città. - ha spiegato il professor Andrea Crisanti - Con franchezza in Gran Bretagna hanno detto di aver il sistema del contact tracing al collasso e per questo di dover pensare a lockdown in determinate regioni. Oggi in Gran Bretagna si sta discutendo di fare lockdown in coincidenza con le vacanze scolastiche perché, e su questo sono d'accordo, la priorità è quella di mantenere la continuità dell'insegnamento».

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A questo punto l'analisi del professor Crisanti si è spostata dalla Gran Bretagna all'Italia e il suo commento circa la possibilità di un lockdown "natalizio" in Italia è stato il seguente: «Io penso che sia nell'ordine delle cose. Un lockdown in quel periodo potrebbe resettare in qualche modo il sistema, abbassare la trasmissione e alla ripresa aumentare la capacità di interdizione sul territorio, quindi aumentare l'efficienza del contact tracing e dei tamponi. Questo perché così come siamo, con questi numeri, il sistema è saturato».

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