Si è spento lo storico dell'arte Philippe Daverio

È morto a 71 anni la scorsa notte a Milano: spesso ospite di eventi culturali a Verona, Daverio avrebbe dovuto essere in Arena il 14 settembre per il Festival della Bellezza

Philippe Daverio - immagine d'archivio

«Anche Verona piange la scomparsa di Philippe Daverio, intellettuale eclettico. Grande amico della nostra città e molto apprezzato dal pubblico veronese, lo ricorderemo per la sua grande capacità divulgativa». Lo ha dettto il sindaco del capoluogo scaligero Federico Sboarina, dopo aver appreso la triste notizia della scomparsa del noto storico e critico d'arte, nonché divulgatore culturale, Philippe Daverio, spesso ospite in città per gli appuntamenti promossi dall'associazione Idem e per il Festival della Bellezza che, anche quest'anno, avrebbe peraltro dovuto averlo tra i suoi protagonisti in Arena il prossimo 14 settembre per un intervento su "Klimt, Schiele, Schoenberg". 

Lo storico dell'arte Philippe Daverio è morto all'età di 71 anni, nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 settembre a Milano, e a rendere nota la notizia della sua scomparsa è stata inizialmente la regista e direttrice del Franco Parenti Andree Ruth Shammah. Philippe Daverio  era docente e saggista, mentre nel recente passato era stato anche assessore alla Cultura del Comune di Milano. «Con Philippe Daverio scompare uno dei grandi protagonisti della vita culturale di Milano degli ultimi decenni», ha commentato il sindaco di Milano Giuseppe Sala

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In merito alla triste notizia è intervenuto anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia: «Di Philippe Daverio mi resterà impressa la sensazione che ho provato nelle occasioni che ho avuto di incontrarlo personalmente. Un dialogo con lui lasciava sempre l’impressione di aver trovato il modo di leggere un libro in maniera rapida, ma molto approfondita e sempre esaustiva. Sentirlo parlare, sembrava quasi che rendesse banale ogni spiegazione in qualsiasi ambito artistico o culturale. Eppure lo faceva senza venir mai meno al rigore di studioso. Penso che la sua preparazione e il suo stile fossero quelli più congeniali per spiegare la nostra terra dove una bellezza così diffusa rischia di passare per banalità e deve essere approfondita con concetti immediati per tutti».

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