Anziani che muoiono e carenza di personale: Covid-19 nelle case di riposo

E il piano della Regione Veneto viene criticato dai sindacati: «Di fatto non c'è nulla di concreto e immediatamente operativo»

(Foto generica di repertorio)

Dopo quella negli ospedali, è la situazione nelle case di riposo ad essere la più preoccupante in questi giorni di emergenza coronavirus. Gli anziani si ammalano e muoiono e chi se ne prendeva cura è costretto a stare in quarantena a casa. E così, al problema di dover dividere gli spazi, per evitare contatti tra gli ospiti sani e quelli contagiati, si aggiunge anche la carenza di personale, da sopperire con l'aiuto di associazioni e volontari.

I numeri, aggiornati a ieri 31 marzo, nelle strutture veronesi sono tristi, tanto quanto quelli degli ospedali, forniti ogni giorno dalla Regione Veneto. Nella casa di riposo di Villa Bartolomea si contano 22 decessi tra gli ospiti e i lavoratori contagiati e quindi a casa sono 16; a Colà di Lazise 8 morti; a Legnago 4 anziani morti, ma ce ne sono altri 65 contagiati tra gli ospiti ed è malata anche la metà degli operatori di questa struttura; 4 morti anche a Sommacampagna, dove sono 17 i lavoratori infettati; e ancora due morti, uno nella casa di riposo di Lazise e l'altro in quella di Castelnuovo del Garda.

Di fronte a queste cifre, che si ripetono con drammaticità variabile anche nelle altre province del Veneto, la Regione ha varato un piano che l'Ulss 9 Scaligera è pronta ad applicare nel territorio veronese. Un piano che, sulla base degli annunci, era stato valutato positivamente dai sindacati regionali della Cisl che rappresentano i lavoratori pubblici, quelli dei servizi ed i pensionati. Ma una volta lette le disposizioni regionali, Fp, Fisascat ed Fnp del Veneto si sono ricredute. «Per le case di riposo di fatto non c'è nulla di concreto e immediatamente operativo», è la loro valutazione.

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Viene introdotta una sola novità - proseguono i tre sindacati Cisl - una metodica di valutazione del rischio attraverso la raccolta dati degli ospiti e degli operatori positivi al Covid-19, la rilevazione dei dispositivi di protezione in dotazione e l'organigramma delle strutture. Troppo poco per un settore che da settimane vive la lotta al contagio in estrema difficoltà e con armi decisamente spuntate. Non viene indicato in che modo si procederà all'eventuale isolamento degli ospiti positivi, o all'eventuale trasformazione di una casa di riposo con un elevato numero di contagi in una sorta di Covid-Rsa. Non c'è scritto in che modo si darà agli operatori al lavoro la possibilità di non rientrare nelle proprie abitazioni, come forma di tutela per le loro famiglie. Non c'è scritto in che modo la Regione si sia attivata per integrare il personale delle case di riposo. Non c'è scritto in che modo debba essere garantito per l'ospite un minimo livello di relazione coi propri famigliari all'esterno, da quando sono state vietate le visite: un fattore umano estremamente importante, compensato in questo momento solo dalla buona volontà degli operatori che favoriscono videochiamate. Ma senza una vera e propria indicazione, ci sono strutture che negano anche questa possibilità. In questo momento di piena emergenza, ci si aspettava molta più concretezza.

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