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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Ucraina: cento bimbi morti in 24 ore, un milione di profughi e lo spettro nucleare. Nuove manifestazioni a Verona

La Russia di Putin blocca Facebook e silenzia l'informazione non allineata alla propaganda, mentre gli effetti dell'invasione militare si rivelano sempre più devastanti. Domenica a Verona nuova manifestazione di solidarietà al popolo ucraino

«Il solo pensiero che, in sole 24 ore, cento bambini abbiano perso la vita a Kharkiv in Ucraina, a causa di questa violenza insensata, ci riempie di dolore e fa indignare profondamente. Erano bambini che andavano a scuola, amavano giocare, leggere, avere dei sogni, immaginare cosa avrebbero fatto da grandi. Ma le loro viete sono state spezzate», ha dichiarato in queste ore Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia, a commento delle dichiarazioni del presidente del consiglio regionale di Kharkiv, Serhiy Chernov, riportate dai media italiani. Mentre le operazioni militari russe entrano nella seconda settimana, in Ucraina molti altri bambini sono costretti a lasciare le proprie case e lottano per sopravvivere. È l'ulteriore allarme lanciato da Save the Children, l’organizzazione impegnata nel paese attraverso partner locali a garantire alle famiglie medicine, acqua e beni alimentari che scarseggiano sempre più: «Stiamo supportando più di mille persone che sono fuggite dalle loro case, circa il 60% sono madri con bambini piccoli e donne incinte», ha detto Nataliia Kirkach, direttrice di Slavic Heart, un'organizzazione partner di Save the Children che opera nell'Ucraina dell’est.

Raccolta beni, donazioni e accoglienza. Verona per l'Ucraina: anche le seconde case a disposizione dei profughi

In Ucraina, milioni di minori sono intrappolati sottoterra, in cerca di sicurezza mentre i bombardamenti continuano a intensificarsi in tutto il Paese. Centinaia di migliaia di persone, principalmente bambini e donne, continuano ad arrivare in Polonia, Romania e altri paesi vicini. Secondo le Nazioni Unite, circa un milione di persone ha già lasciato l'Ucraina e di queste più di 400 mila sono bambini. Il commissario per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic, che si è recato in visita in Polonia il 2 marzo e in Moldova il 3 marzo per valutare la situazione, ha dichiarato: «Questa aggressione illegale e non provocata dell’Ucraina da parte della Russia costituisce una catastrofe umanitaria che in Europa non si vedeva da decenni. Oltre un milione di persone sono già fuggite nei paesi vicini, che stanno ricevendo un sostegno senza precedenti. Un numero di persone notevolmente maggiore ha tuttavia ancora bisogno di protezione in Ucraina. I corridoi umanitari che garantiscono la circolazione libera e sicura dei civili e la fornitura di aiuti umanitari sono un presupposto fondamentale per rispondere alle esigenze della popolazione ucraina, che è la vittima principale di questa guerra».

Nel frattempo le forze militari russe hanno oramai preso il controllo della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, dopo una notte di angoscia per i possibili rischi derivanti dal bombardamento dello stabilimento, denunciato dal presidente Zelensky come un atto di «terrore nucleare». Il presidente del Consiglio Mario Draghi, a sua volta, ha commentato così l'accaduto: «Un attacco contro la sicurezza di tutti. L’Unione europea deve continuare a reagire unita e con la massima fermezza, insieme agli alleati, per sostenere l’Ucraina e proteggere i cittadini europei». Sul fronte invece della comunicazione, ovviamente decisiva in tempo di guerra, la Russia di Putin dopo aver messo a tacere diversi canali d'informazione che non si sono allineati alla propaganda ha deciso, attraverso l'Autorità russa per le comunicazioni, di bloccare Facebook, accusando il social network di «discriminare i media russi».  

Medici Senza Frontiere attraverso i referenti di Verona fa sapere che «in molti ospedali dell’Ucraina cominciano a scarseggiare forniture mediche, in particolare per cure e interventi chirurgici d’emergenza». L’approvvigionamento di nuove forniture «è molto difficile per l’elevato numero dei pazienti e perché il conflitto su larga scala rende gli spostamenti difficili, pericolosi e talvolta impossibili». Medici Senza Frontiere sta lavorando per «aumentare rapidamente la risposta medico-umanitaria in Ucraina, mentre in Polonia, Moldavia, Ungheria, Romania e Slovacchia diversi team sono pronti a rispondere ai bisogni umanitari delle persone in fuga». Le équipe di MSF fanno inoltre sapere di essere «pronte a offrire assistenza anche in Russia e Bielorussia».

In città a Verona si preannuncia un nuovo weekend di manifestazioni di solidarietà. Lorenzo Dalai di Più Europa Verona e Giorgio Pasetto di Area Liberal Verona annunciano in una nota: «Verona Più Europa e Area Liberal saranno a fianco dei cittadini ucraini che vivono e lavorano a Verona. Sabato in piazza Bra l'Associazione Malve sarà nostra ospite presso la postazione che andremo ad allestire a fianco del Liston, mentre domenica mattina saremo al loro fianco, sempre in piazza Bra, davanti al monumento al partigiano. Una presenza doverosa, per sensibilizzare la cittadinanza veronese e sostenere la resistenza del popolo ucraino, che difende la propria sovranità nazionale e la propria terra, vilmente invasa da soverchianti forze militari russe».

Lorenzo Dalai e Giorgio Pasetto quindi aggiungono: «L'informazione è essenziale in questo momento difficilissimo. Per essere più precisi, ad esempio, l'attacco alle centrali nucleari era stato previsto già nei giorni scorsi. Il governo Draghi sta giustamente tentando tutte le strade per fermare il conflitto, alimentando nel contempo la resistenza all'aggressione. Aggressione di fronte alla quale non ci si può rifugiare in un neutralismo di facciata, in un pacifismo inconcludente, ma definendo chi è l'aggredito e chi è l'aggressore. Noi siamo dalla parte di chi viene aggredito, - concludono Lorenzo Dalai e Giorgio Pasetto - che resiste ad un vile e proditorio attacco. Aggiungiamo che il concetto di resistenza dovrebbe essere sacro a tutti noi».  

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In occasione della "Giornata internazionale della donn"a 2022 si terrà inoltre sempre a Verona una veglia di preghiera "worship" presso la Parrocchia Santuario Cuore Immacolato di Maria -Tempio Votivo il 9 marzo alle ore 20.45 per sensibilizzare sul dramma della tratta, in particolare delle donne costrette a prostituirsi e perché cessi al più presto la guerra in Ucraina causa di violenza per tante famiglie. L’evento, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con la Domus Pacis di Legnago, Centro di Pastorale Giovanile della Diocesi, Suore Canossiane di Verona, sarà presieduto da mons. Roberto Campostrini, Vicario Generale della Diocesi di Verona. 

«Quando si denuncia la violenza contro le donne - spiega Ugo Ceron, responsabile della Papa Giovanni zona Veneto Ovest - spesso ci si dimentica delle giovani donne, a volte persino minorenni, che continuamente subiscono ogni sorta di sfruttamento e violenza perché coinvolte nel mercato della prostituzione. Visto quello che sta succedendo in questi giorni in Ucraina con lo scoppio della guerra - spiega ancora Ceron - la veglia di preghiera sarà anche un momento per invocare la pace, nella speranza che tocchi le coscienze di tutti. Un’occasione di vicinanza a tutti gli uomini e donne vittime della violenza che ogni guerra produce, nella piena disponibilità ad offrire, come Comunità, aiuti concreti ai profughi».

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