Dopo la morte sul lavoro di Stefano, i sindacati chiedono più sicurezza

La tragica scomparsa del 50enne di Lonigo, che lascia moglie e figli, avvenuta a Colognola ai Colli nella mattinata di martedì, ha spinto le rappresentanze sindacali a promuovere una serie di iniziative

Stefano Percali - Foto Facebook

Un’ora di sciopero per riunirsi in assemblea e riflettere sulla sicurezza sul lavoro e sull’accaduto, è stata proclamata dalle rappresentanze sindacali Fiom-Cgil e Fim-Cisl, interbe alla ditta Salvagnini di Sarego, in provincia di Vicenza, per la quale lavorava Stefano Percali, il 50enne di Lonigo che ha perso la vita in un tragico incidente sul lavoro mentre si trovava presso una ditta fornitrice, la Mec Tronic di Colognola ai Colli. 

Morgan Prebianca di Fiom (Cgil) e Giovanni Ballan di Fim (Cisl), esprimono vicinanza e cordoglio alla famiglia del lavoratore e ai colleghi della Salvagnini.

«Abbiamo massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e nelle indagini in corso – spiegano – ma purtroppo si tratta dell’ennesima morte che si verifica nel luogo di lavoro. Il Veneto è fra le regioni con il maggior numero di infortuni mortali. Lo scorso anno sono stati 87. È diventata un’emergenza ed è ora di intervenire».

I sindacalisti evidenziano che più volte è stato richiesto al governatore del Veneto, Luca Zaia, da parte delle organizzazioni sindacali e di categoria, affinché rafforzi gli Spisal delle Ulss. «I servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro sono quasi tutti sotto organico e, per questo motivo, in difficoltà nel realizzare un’opera efficace e diffusa di prevenzione sulla sicurezza e salute per i lavoratori», proseguono.

Prebianca e Ballan, inoltre, pongono l’accento sulla volontà di intensificare anche la formazione in azienda richiamando la collaborazione delle controparti, con l’obiettivo di migliorare ovunque le condizioni di sicurezza sui posti di lavoro. «Non basta che questa attività di formazione culturale venga eseguita dalle medie e grandi aziende come la Salvagnini, è necessario che sia interessata tutta la filiera a 360 gradi, incluse le piccole imprese. È inaccettabile che oggi, nel 2020, una persona perda la vita mentre sta lavorando».

Fiom-Cgil Verona ricorda inoltre che «nei primi mesi del 2020 sono già più di 80 le persone morte sul posto di lavoro e 3 solo nelle aziende metalmeccaniche della nostra provincia. In questi dieci anni i dati ci dicono che sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori comprensivi dei morti sulle strade e in itinere. Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni. Le Leggi come la Fornero e il Job Act hanno contribuito ad elevare questo dato per le difficoltà introdotte sia fisicamente che di denuncia per paura del licenziamento. Ma nello stesso tempo, moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio. Agricoltura con almeno 1000 alla guida del trattore, L’edilizia con la piaga delle cadute dall’alto, I tanti morti lavorando in nero e in aziende del subappalto, i metalmeccanici e in particolare i siderurgici, con il lavoro sempre più pesante».

La nota inviata dalla segreteria Cgil poi prosegue: 

Ultimamente poi non si dice più neanche il nome e il cognome della persona o si sa solo dopo qualche giorno, segnale anche questo preoccupante che dimostra l'abitudine con cui nel paese si vive questo dramma. Ci stiamo abituando a questa strage, Nessuno fa niente. Immobilismo totale. Non ci sono decreti urgenti, latitano i controlli sul territorio.

Eppure un'indagine della Fiom del Veneto ha dimostrato come le imprese, almeno quelle metalmeccaniche in questi anni hanno fatto utili, prodotto ricchezza, che non è stata riversata ne sugli investimenti ne sulle retribuzioni dei lavoratori.

Il vaccino qua c'è e si chiama prevenzione, si chiama risorse sulla prevenzione e sugli investimenti in macchinari più sicuri e sulla formazione dei lavoratori.

Siamo vicini a tutti i lavoratori e lavoratrici che hanno vissuto questi drammi nella loro azienda e oggi alla Mec Tronic di Colognola e un pensiero particolare va a Stefano Percali e alla sua famiglia, dipendente della Salvagnini di Sarego, questo è il suo nome.

Sosteniamo lo sciopero dei lavoratori della Salvagnini e quello generale dichiarato da CGILCISL UIL di Vicenza, valutando azioni unitarie anche sul nostro territorio.

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Percalli è morto nella mattinata di martedì nell'azienda di Colognola ai Colli, dove si era recato a ritirare della merce per la ditta per cui lavorava. Durante le operazioni di carico qualcosa è andato storto e il 50enne di Lonigo è sarebbe rimasto schiacciato da un muletto. 
Gli altri operai hanno subito lanciato l'allarme, ma nonostante il tempestivo arrivo del 118 per l'uomo non c'è stato niente da fare. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri di Colognola e i tecnici Spisal: Percalli lascia la moglie e due figli. 

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