Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Legnago

Muore in ospedale per una colica renale, il marito fa causa ai medici

A far partire il procedimento penale è stato un padre di famiglia di Isola Rizza, che chiama in causa una decina di medici dell'ospedale Mater salutis di Legnago per la morte della moglie, avvenuta due anni fa

Una tragica fatalità che in pochi giorni toglie la vita ad una donna di 54 anni, lasciando la sua famiglia distrutta dal dolore. Si tratta dell'ennesima causa per malasanità intentata contro un ospedale della provincia. A far partire il procedimento penale (dopo l'azione civilistica risolta con una transazione stragiudiziale il mese scorso) è stato un padre di famiglia di Isola Rizza, che chiama in causa una decina di medici dell'ospedale Mater salutis di Legnago per la morte della moglie, avvenuta due anni fa durante quelle che dovevano essere operazioni normali e senza pericoli.

PRESUNTA COLICA – Era il 12 gennaio 2011 quando, dopo un calvario durato un paio di giorni, la donna è morta in un letto dell'ospedale. Sul decesso è già stato celebrato un procedimento civile di risarcimento danni ed è stata presentata una denuncia ai carabinieri di Oppeano dieci giorni fa. Sarà la Procura adesso a dover accertare se vi siano gli estremi per indagare i medici del pronto soccorso, del reparto di urologia e della rianimazione di Legnago per omicidio colposo. La donna si era recata dal medico di famiglia dopo aver visto sangue nelle sue urine, al che il dottore le aveva prescritto accertamenti, sospettando dei calcoli, e le aveva raccomandato di bere molta acqua. Il 9 gennaio la donna lamenta dolori terribili al ventre e viene accompagnata all'ospedale, dove, tra i letti del pronto soccorso, si procede con esami del sangue e radiologici. Si sospetta una colica renale, la donna viene dimessa in serata con una terapia antidolorifica. Tornata a casa, però, i dolori aumentano e scatta anche una febbre a 39,2 gradi.

INCUBO INTERMINABILE – La famiglia chiama il 118, ma i sanitari si limitano a somministrare un antidolorifico e poi lasciano la casa. All'una, visto che la donna non accenna a migliorare, il marito decide di riportarla in pronto soccorso, dove questa volta la donna viene ricoverata. Nella giornata successiva la donna viene sottoposta ad un'ecografia, che non restituirà alcun esito, ed ad una terapia antibiotica per far scendere la febbre. Nel pomeriggio la donna peggiora e viene trasferita in rianimazione perché presenta una grave infezione alle vie urinarie e un'insufficienza polmonare. Mercoledì 12 gennaio vengono rilevate secrezioni bronchiali striate di sangue e viene effettuata una Tac. L'esame evidenzia la presenza di un calcolo nel piccolo bacino di circa 4 millimetri, in sede paraovarica-parauterina destra, esattamente dove la donna lamentava i dolori più lancinanti. La donna viene trasferita in sala operatoria, ma durante il tragitto va in fibrillazione ventricolare e muore prima dell'intervento. Dall'autopsia si è evinto che l'infezione dovuta al calcolo si è espansa fino a causare una setticemia letale.

TRAGEDIA O IMPERIZIA? - Da allora il marito ha fatto di tutto per capire cos'è successo in quei giorni e se la responsabilità della morte della moglie fosse da imputare a qualcuno. Il suo avvocato si è rivolto ad uno specialista di Roma che, dopo aver visto le documentazioni, ha stabilito che sarebbero stati compiuti quattro errori nel trattamento della paziente. Il primo errore sarebbe avvenuto nella lettura dell'esame radiologico, dove ci sarebbe stata una traccia del calcolo. Il secondo errore, il più grave secondo l'urologo, sarebbe stato quello di non aver disposto subito una Tac. Il terzo passo falso riguarderebbe la terapia antibiotica, che avrebbe influito negativamente sulla funzionalità renale. Infine, l'ultima mancanza riguarderebbe la decisione di sottoporre la paziente ad un intervento. Per il perito andava predisposta una nefrostomia (drenaggio del liquido infetto) direttamente sul letto, perché spostare un paziente così grave sarebbe stato troppo pericoloso. Ora sarà la procura a valutare se davvero è questa la verità.

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