Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Covid: Rt del Veneto schizza a 1,97 e incidenza a 81 casi. Cosa non deve succedere per restare zona bianca

La variante Delta del coronavirus, prevalente in Italia ed in Veneto, porta secondo il monitoraggio nazionale di oggi ad «un forte aumento dei casi diagnosticati»

Piazza delle Erbe a Verona

Si è svolto oggi, venerdì 30 luglio, il nuovo monitoraggio da parte della Cabina di Regia nazionale in merito alla situazione epidemiologica di ciascuna Regione italiana. Da lunedì prossimo tutta Italia sarà ancora in zona bianca e, verosimilmente, anche quella successiva non dovrebbero esserci variazioni. I dati di oggi illustrati dal professor Brusaferro e dal professor Rezza, tuttavia, evidenziano come il virus sia ripreso a circolare in tutto il Paese con una certa insistenza, a fronte della presenza ormai prevalente della variante Delta (in Italia al 95% e in Veneto attorno al 97%) che si conferma molto più rapida nel diffondersi. 

Il report di oggi, infatti, rileva che «l’incidenza settimanale a livello nazionale evidenzia un forte aumento dei casi diagnosticati nella quasi totalità delle Regioni/Province autonome». Inoltre quasi tutte quest'ultime sono «classificate a rischio epidemico moderato», tra queste rientra anche il Veneto che, per la precisione, è classificato "moderato ad alta possibilità di progressione". Il famigerato indice Rt per la nostra Regione è salito in modo evidente, giungendo al valore di 1.97. Il che significa traducendo un po' alla buona che, mediamente, nella nostra Regione ciascuna persona positiva arriva a contagiarne quasi altre due. Non a caso, anche l'incidenza settimanale di casi positivi rilevati ogni 100 mila abitanti è cresciuta in Veneto, passando da 68,9 casi a 81 casi nell'ultima settimana. Un dato significativo, più che triplicato, se lo si confronta con quello della settimana dal 9 al 15 luglio, quando invece i casi positivi ogni 100 mila abitanti in Veneto erano pari a 26,7. 

Finite le cattive notizie, quelle per il momento un filino più rassicuranti ci vengono dai ricoveri ospedalieri: la media in Italia dei posti letto occupati in area medica è del 2,9%, mentre per le terapie intesive si è al 2,2%. Ancora meglio va poi in Veneto, dove gli ospedali non paiono per il momento subìre gravi contraccolpi: il tasso di occupazione di pazienti Covid in area medica è fermo all'1,5% così come quello delle terapie intensive è pari a 1,6%. Va ricordato in merito che, con un'incidenza superiore ai 50 casi settimanali ogni 100 mila abitanti, il decreto-legge 23 luglio 2021 stabilisce che una Regione possa restare in zona bianca fino a quando il tasso di occupazione dei posti letto negli ospedali sia inferiore per l'area medica al 15% ed al 10% nelle terapie intensive. Se si andasse contestualmente al di sopra di entrambe queste due soglie, invece, si rischierebbe il passaggio in zona gialla.

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PROF. GIOVANNI REZZA (Direttore Generale Prevenzione Ministero della Salute)

Nel complesso, tuttavia, l'invito della Cabina di regia è comunque alla prudenza in questa fase, poiché «l’attuale impatto della malattia Covid-19 sui servizi ospedalieri presenta tassi di occupazione e numero di ricoverati in area medica e terapia intensiva in lieve aumento». Inoltre, «la trasmissibilità sui casi ospedalizzati è sopra la soglia epidemica» e, come già rilevato, «la circolazione della variante delta è ormai largamente prevalente in Italia». Di qui le principali conclusioni che vengono quest'oggi tratte nel monitoraggio Covid dalla Cabina di regia nazionale: «Una più elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenute da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità».

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