Minacce di morte e un'auto bruciata a Vigasio: 5 arresti dei carabinieri per tentata estorsione

La vittima è un imprenditore edile residente nel Veronese minacciato da un altro impresario rivale che voleva scoraggiarlo dall'accettare appalti per la sua ditta di costruzioni

I carabinieri durante la conferenza stampa di presentazione dell'operazione "Cemento armato"

Alle prime luci dell'alba di sabato 16 marzo, i carabinieri della compagnia di Villafranca hanno eseguito un'ordinanza del Gip di Verona che ha portato all'arresto di cinque persone. Tutti i soggetti sono stati giudicati, a vario titolo, responsabili dei reati di "tentata estorsione" e "danneggiamento in concorso" ai danni di un imprenditore edile residente a Vigasio, al quale era pure stata incendiata un'auto, a scopo intimidatorio, nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2018, per l'appunto sempre a Vigasio. 

Gli arrestati sono tutti di origine italiana, residenti tra le province di Verona e Vicenza. Quattro di loro sono finiti agli arresti domiciliari, mentre uno, il mandante, era depositario della misura cutelare in carcere. Quest'ultimo, classe '71 le cui iniziali sono D.F., un imprenditore edile concorrente della vittima, è originario della provincia di Foggia, pur essendo residente ed operante nel territorio scaligero. Le accuse molto gravi nei suoi confronti sono quelle di aver raccolto attorno a sé una serie di "gregari", gli altri quattro arrestati e finiti ai domiciliari, istruendoli affinché intimidissero il rivale imprenditore, cercando di scoraggiarlo dall'accettare alcuni appalti privati per la propria impresa di costruzioni.

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Capitano Ottavia Mossenta, Comandante della compagnia dei carabinieri di Villafranca di Verona

La vittima della tentata estorsione, ha poi riferito agli inquirenti di aver subìto minacce, in alcuni casi anche frontalemente e molto pesanti, si parla anche di minacce di morte, sin dall'inverno del 2017. Non avendo mai dato seguito alle intimidazioni ricevute e quindi non avendo mai rinunciato dall'accettare i suddetti appalti, l'imprenditore minacciato non aveva nemmeno mai denunciato la cosa. Il suo silenzio è però durato solo fino a quando si è trovato poi nell'impossibilità di tacere dinanzi all'incendio doloso della sua auto, un'Audi A6 in realtà ancora di una concessionaria e in prova in vista del futuro acquisto, rogo avvenuto come detto nella notte tra il 28 e il 29 maggio del 2018. Quella stessa notte, i carabinieri avevano infatti avviato la loro attività d'indagine in seguito all'incendio della vettura che si trovava regolarmente parcheggiata in strada a Vigasio nella frazione di Isolalta. All'auto era stato rotto deliberatamente il finestrino e al suo interno era quindi stato versato del liquido infiammabile, con una bottiglietta poi ritrovata dai militari, cui era stato dato fuoco. La natura dolosa dell'incendio era dunque apparsa subito ben chiara.

Oltre a tutto ciò, poco prima del rogo, un solerte cittadino aveva fatto una chiamata al 112 segnalando la presenza nei dintorni della sua casa di una macchina che circolava in modo sospetto. L'aliquota in servizio dei carabinieri era quindi intervenuta per svolgere un controllo, riuscendo ad intercettare tale veicolo sospetto, a una distanza di circa quattrocento metri dal luogo dove poi, qualche ora dopo, intorno alle 3 di notte, si sarebbe verificato l'incendio dell'Audi A6 dell'imprenditore minacciato. A bordo della vettura sospetta, i militari avevano identificato P. G., classe '96 originario della provincia di Lecce e R. M., classe '97 originario di Milano, tutti e due poi ricollegati agli altri due complici, L. D. classe '98 e L.G. classe '85, entrambi originari della provincia di Cosenza. Tutti e quattro verranno poi accusati di essere gli autori materiali dell'incendio doloso che di lì a poco si sarebbe verificato. 

A seguito della lunga attività d'indagine, nella mattinata odierna, i carabinieri di Villafranca e Vigasio, oltre che i militari delle compagnie competenti territorialmente, vale a dire Peschiera del Garda, San Bonifacio e Vicenza, hanno qundi potuto arrestare le cinque persone ritenute coinvolte nella vicenda. I quattro "gregari" assoldati dal mandante e poi finiti ai domiciliari, due dei quali già con precedenti per reati contro la persona, è stato appurato dalle forze dell'ordine che nemmeno conoscessero l'imprenditore vittima delle minacce, anche se comunque erano impiegati nel ramo dell'edilizia, seppur non alle dipendenze del mandante con il quale intrattenevano una relazione di semplice conoscenza. Pur richiamando l'intera vicenda una dinamica criminale che potrebbe essere assimilata alla metodologia mafiosa, gli inquirenti hanno precisato che nei confronti degli arrestati non è stata mossa alcuna contestazione in tal senso, non essendovi riscontri fattuali circa un'eventuale loro affiliazione. 

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